La solitudine
gennaio 20th, 2008 | by p.s.v. |Il primo gruppo è sempre il più difficile. Dovresti rompere il ghiaccio, ma la vergogna non ti permette di osare. Di provare ad abbattere il muro che esiste fra te e gli altri. E pensare che i problemi sono per tutti. E tutti sono sommersi dentro la stessa storia. Con calma poi ci si conosce. Ci si racconta. E raccontandosi si inizia ad ammettere, poco per volta, che il delirio aveva decisamente preso il sopravvento.
La stanza ha pareti completamente bianche. Povera di tutto, quasi scavata nella sua totale mancanza di arredo. I quadri e gli oggetti sviano il pensiero, oltre a non servire ed essere confusi per favicon nel delirio dei partecipanti al gruppo di auto aiuto. Un locale spogliato di tutto, tranne la vita delle persone che ogni mercoledì lo abitano. Lo vivono, rinunciando per poco più di un’ora, al loro ininterrotto delirio quotidiano. Un pavimento di tavole d’acero chiaro e delle sedie scomode, completano lo scheletro scarno di questo ambiente. L’idea di essere davanti al proprio portatile acquistato con lo sconto deve sparire dalla testa di chi, come Giorgia, ha deciso di farsi aiutare. Nulla è in più. Anche la mancanza delle prese della corrente elettrica sul muro, aiutano in qualche modo a far dimenticare il bisogno fisico e mentale di essere collegati al proprio mondo virtuale fatto di link, classifiche di blogbabel, di twitter, di amici immaginari, delle faccende di Second Life, del proprio blog guardato con insistenza alla ricerca affannosa di un messaggio, un commento, ossessione degna di uno scrittore o di un novello laureando appena uscito da un master in giornalismo, una frase che nel proprio delirio ha esclusivo valore farmacologico. Giorgia ha 29 anni, è sposata con Gianni ed è madre di una bambina. Giorgia se li sente tutti i suoi 29 anni ma non sopporta Gianni. E sua figlia è diventata nel giro di poco tempo nient’altro che un impedimento al suo vivere la rete in formato 2.0, in cui cerca ossessivamente di trascrivere ogni momento della sua giornata, aspettano in modo ansiogeno una risposta, un saluto, un messaggio dai suoi amici immaginari. Valentina è arrivata senza che lei lo desiderasse, frutto di una nottata balorda passata tra le chiacchiere con le amiche e birra al Blu Vertigo di Sesto san Giovanni. Il marito e la figlia avevano in realtà rotto il suo sogno di fare televisione. La sua speranza di diventare per lo meno velina è svanita in poco meno di cinque minuti, dentro il cesso sudicio di piscio di quel locale. Troppa la voglia di figa di quell’operaio incallito ch’era Gianni e troppe quel paio di birre bevute da Giorgia per provare a fermare quelle folate di sesso, che in un attimo l’avevano rapita. Quando ha aperto il suo blog su splinder, l’idea di Giorgia era proprio quella di raccontare le sue emozioni di madre. Ma anche e soprattutto la possibilità di dare sfogo al proprio malessere per aver dovuto rinunciare a tutti i propri sogni. Il nickneme scelto le permise per non oltre un paio di post di raccontarsi come mamma, ma soprattutto di iniziare a costruire un personaggio immaginario, dettato dai bisogni. Nella sua devianza Giorgia era libera da vincoli relazionali e luoghi da abitare. Libera come il vento. Più del vento. Le sue giornate erano descritte esaltando la totale mancanza di impedimenti, narrando i pensieri liberi da preconcetti e pregiudizi di Brezzalibera, una ragazza che aveva girato il mondo per donarsi all’altro cercando di conoscere se stessa. Giorgia vive da tempo dentro un universo parallelo e un poco alla volta si sta convincendo per davvero che la sua vera vita è la vita di Brezzalibera. Ma questa doppia personalità, si scontra totalmente con la realtà che, dolente, Giorgia deve affrontare tutti i giorni. Quindi la sveglia della mattina e le colazioni da preparare diventano già un buon motivo per surriscaldare il motore della rabbia. Non tanto per le sole tre ore di sonno trascorse, ma piuttosto perché impossibilitata ad accendere fin da subito il suo pc e mettersi in contatto con i suoi amici su twitter. Ma anche i momenti successivi sono motivo d’agitazione. C’è da pensare al post quotidiano da inserire sul proprio blog a crearle ansia e a metterla nella condizione di staccarsi completamente dalla quotidianità. Ed è quando sua figlia va a richiederle quell’attenzione che ogni bambino pretende, che Giorgia perde le staffe iniziando a gridarle in modo alterato qualsiasi cosa le passi per la testa, perché colpevole di non essersi ancora lavata. Salvo poi riconoscere che, nel frattempo, Valentina non solo s’era già lavata e vestita, ma che soprattutto era pronta per la scuola. Era così ogni mattina. Ed ogni mattina copriva con un lungo cappotto il pigiama di raso blù, infilava le scarpe e accompagnava la figlia a scuola, sperando nel frattempo di non essersi persa niente di importante tra tutti i messaggi che passano su twitter.
blog 2.0, blogbabel, twitter, second life, astinenze


8 Responses to “La solitudine”
By sabbe on gen 21, 2008 | Reply
bello che sei cosi’.sempre.
By lila on gen 21, 2008 | Reply
è che a volte non ci si trova più. ci si perde nei ruoli. si perde la testa e la capacità di valutare le cose. ci si guarda, ci si fa piuttosto pena, ma si rimane incagliati lì. poi non accade niente di clamoroso, ma accade che ci si rende conto. e forse si ha la tentazione di provare a ripartire. un bacio preci.
By Albi on gen 21, 2008 | Reply
Irreale, scenario ipotizzato, rischio sventato. Tu sei lì con la tua vita, il sorriso dei tuoi figli, l’attenzione alle loro parole. Io sono qui con i miei pensieri, i miei movimenti, i miei sorrisi che sono i nostri, le pulsazioni vitali.
Ho letto un racconto immaginario.
By laflauta on gen 21, 2008 | Reply
Sono tanti quelli in fuga. In cerca di qualcosa che la realtà non dà, quando manca il coraggio di girare il verso alle proprie giornate. A vivere una vita normale, ci vuol fegato. E banale poi, ancor più.
ciao preci.
By sioux on gen 22, 2008 | Reply
oh m’è venuta così tanta ansia di cadere in quel girone di Giorgia…che adesso stacco e scappo a dormire!
A parte gli scherzi…
se ci si trova in un momento critico della propria vita o in un periodo di cambiamenti improvvisi, non voluti, e quindi più o meno traumatici, allora il rischio di ancorarsi a qualcosa che ti liberi da quei pensieri c’è, eccome.
Credo che possa colpire tutti idistintamente. Sarà che non credo ai Superman imbattibili e incorruttibili. Sarà che mi accorgo sempre più spesso delle “croci”,più o meno grandi, che ognuno si porta e mi accorgo delle debolezze.
Fino a pochi anni fa non ci facevo caso e ora la mia opinione, la mia stima o meno, sulle persone è anche in base al loro trascorso.
By stefigno on gen 22, 2008 | Reply
Bellissimo..e te lo dice un-ex twitter dipendente.
By brule.splinder.com on feb 1, 2008 | Reply
gran post che apre una infinita rete di pensieri…