1984

marzo 20th, 2006 | by p.s.v. |

Si girò a guardarmi per l’ultima volta ch’era già lontana. Io ero fermo. Piantato ad un tappeto d’erba infangato da una pioggia che non voleva smettere di cadere. A separarci, una distanza breve ma intensa. E qualche centinaio di vite ancora cariche di adrenalina, che a tratti mi facevano perdere la vista del suo corpo che si allontanava. Inchiodato al terreno, la vedevo farsi largo tra la gente. Jeans aderenti e una maglietta bianca. I capelli neri, sciolti. Non riuscii a gridargli tutto ciò che avrei voluto. La chiamai soltanto con l’unico filo di voce roca, che mi era rimasto. Francesca si girò a guardarmi per l’ultima volta ch’era già lontana. Fotografai con la mente il suo sorriso e gli occhi. Il loro tratto. Ci eravamo conosciuti il pomeriggio stesso, costretti dal pochissimo spazio che avevamo a disposizione. E da tutto il tempo del mondo. Ci eravamo guardati subito. Fissati a lungo. Le solite scuse per potersi parlare. Timidi approcci. Banalissime ma dolci battute. Facendomi largo tra la gente, andai a prendermi una birra piccola. Ne presi una anche per lei. Cominciammo a parlare e a ridere guardandoci dentro, con quegl’ occhi di bambini che ancora segnavano i nostri volti. Rollai una canna più per sentirmi grande. Non ci fermammo più. Riparati sotto il mio giubbotto in Jeans, ci univa il battito dei nostri cuori, la voglia di scoprire il mondo, il bisogno di sentirsi più grandi. E perché no, avere qualcosa da raccontare a tutti. Dalle parole ai baci. A timide mani che toccavano l’una il corpo dell’altro. L’acqua scendeva e ci bagnava. I vestiti erano inzuppati. Il suo piccolo seno era come disegnato in quella maglietta bianca. Ci siamo sempre guardati negli occhi. Gridandoci più volte “ti amo” e cantando le canzoni insieme. Quasi fossero parole d’amore e rabbia che ci venivano dedicate. Cantavamo gridando tutto quello che eravamo quel giorno. Tutto quello che ci aveva portato a quel giorno. E tutto ciò che saremo stati da quel giorno. Senza capire davvero cosa stava accadendo sopra le nostre teste, bagnate di una pioggia bellissima. La più bella pioggia ch’io possa ricordare. Fino all’ultimo lunghissimo assolo di chitarre. Masturbate da Maurizio Solieri e Massimino Riva.
[Dedico questo pezzo al mio amico Brain che ha vissuto tutto. E che oramai si è rotto i coglioni di aspettarmi.]

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  1. 6 Responses to “1984”

  2. By maalox800 on mar 20, 2006 | Reply

    veramente belle emozioni. sensazioni forti.

  3. By onda on mar 21, 2006 | Reply

    ... che concerto di …emozioni!

  4. By ventodipolente on mar 21, 2006 | Reply

    i tuoi racconti sono come scavi archeologici rimuovono zolle di terra che scoprono ricordi sopiti dai primi incanti, alla mia passione per la musica ad un periodo insperato…in cui ebbi la fortuna di suonare con molti chitarristi famosi in session e serate a tema…che tempi quasi dieci anni fa…grazie fratello

  5. By ventodipolente on mar 21, 2006 | Reply

    ovviamente i primi incanti intorno agli anni 84…come le prime note poi il resto con il tempo…ovviamente…

  6. By emisola on mar 23, 2006 | Reply

    hai già scritto di lei, di questo concerto. altrove.
    me lo ricordo.
    perchè mi è rimasto dentro.
    questa pioggia di emozioni mi ha inzuppato il cuore.

    e Francesca doveva essere bellissima.

  7. By ENEA on mar 23, 2006 | Reply

    ... BELLO

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