350 metri
gennaio 24th, 2008 | by p.s.v. |Scendo le scale ed apro il cancello. Il mio cane infreddolito e attorcigliato su se stesso dorme sullo zerbino della porta di casa. Le fughe del pavé sono ghiacciate come la poca erba del giardino. Un filtro di una sigaretta, insieme alla pubblicità della discoteca più vicina, mi dice che sono in strada. Ricordo la prima volta che andai al “Boom”. Ho voglia di evadere, ma devo stare attento alla merda del cane che sto pestando. Più di tutto devo fare attenzione all’imbecillità della gente. I buchi dell’asfalto corroso dal tempo, rendono particolare questo pezzo di via. Carte e filtri di sigaretta finissimi, schiacciati dal peso del tempo e delle auto in corsa. Corrono tutti in questa mattina di sole gelido. Corrono per raggiungere la fine del mese e poter pagare le rate della casa, del forno a micro onde, del telefonino cellulare, dell’auto potente. Un cartellone pubblicitario fatto in word vuole attirare la mia attenzione su un corso di majorette. Sputo. Sputo il catarro che ho fermo in gola. Sputo accanto ad un pezzo di plastica. Sembra un pezzo di telecomando che ha fatto il suo tempo. E che qualcuno ha gettato al volo, fuori dal finestrino di un’auto usata. Un pacchetto di marlboro irruginito dal tempo e dal fango. Ho bisogno di scappare via. Ho bisogno di volare da qualche parte. Sono a casa dal lavoro perché la malattia è tornata a battere duro. 200 mg di Tegretol in più alla mattina. Che insieme agli altri formano un totale di 1200 mg di antiepilettico al giorno. Ho voglia di volare da te Vinz. Ho voglia di distruggermi un po’. L’occhio punta un bigliettino gettato a terra e lasciato marcire. Tra le varie scritte consumate è rimasto un fioco “ti amo”. Di una calligrafia infantile quanto splendida. Provo dei forti sensi di colpa nei confronti di mio figlio. Non c’è un perché che possa definirsi tale. Sono delle sensazioni costanti, che mi finiscono di ora in ora. Un cane sta cagando nell’unico pezzo di parco pubblico che c’è in paese. I cataloghi degli ipermercati e dei centri commerciali ingrassano le cassette della posta fino a farle esplodere. C’è un gomitolo di carta che mi sembra la pubblicità di un corso di yoga, da quel che m’è lasciato a vedere. Accanto, un pezzo oramai distrutto della confezione di un pacchetto di caramelle. Le Polo era una vita che non le vedevo. Una diana rossa spenta a metà è lasciata nel punto esatto dove è stata aspirata l’ultima volta. Aghi di pino che intasano un tombino delle fogne al punto da non permettere all’acqua piovana di poter scorrere. La strada che percorro è rotta in ogni dove. Penso che prima hanno costruito la strada, l’hanno asfaltata e poi l’hanno spaccata per farci passare i tubi del gas. Dopo averla ricostruita, l’hanno rotta di nuovo per farci correre i fili della corrente elettrica. E via così. Fino ad oggi. Fino a fare apparire questi 350 metri che separano la mia casa al supermercato come una immensa toppa cucita a mano. Penso che io, dentro, devo essere un po’ così. Tappato dalle ferite. Dai segni che porto.


15 Responses to “350 metri”
By G on gen 25, 2008 | Reply
TI STO PENSANDO MOLTO.
By Rosa Tiziana on gen 25, 2008 | Reply
Mah…anch’io mi sento un pò ricucita…
Il problema non sono tanto le toppe, quanto il sarto. Ricucire è un’opera d’arte. Siamo sempre in grado?
By aitan on gen 25, 2008 | Reply
un testo desolato, davvero ben scritto, che mi mette in moto anche il mio bisogno di volare da qualche parte
By G on gen 25, 2008 | Reply
TI PENSO PERCHE TU CAPISCI. TU CAPISCI E TU MI CAPISCI. E CAPIRAI SEMPRE. ED E’ RARO. E PREZIOSO. INCONTRARE QUALCUNO CHE CAPISCE.
By MaxWeb on gen 25, 2008 | Reply
...vengo anche io, mi hai fatto venir voglia di fuggire.
By shot on gen 26, 2008 | Reply
io all’interno posso tranquillamente dire di essere un patchwork…
By forca on gen 26, 2008 | Reply
dimmi che ci siamo! da molto che non batti da queste parti.
ti posso dare tutto, ma non la pace che cerchi e passi sereni sulla strada, vedendo anche piante fiori e cuffie di giovaniacerbi piene di musica.
ciao a presto
vinz
By laison on gen 27, 2008 | Reply
..anche io sono un patchwork!
By memole on gen 28, 2008 | Reply
ti voglio bene
By Cattive Inclinazioni on gen 28, 2008 | Reply
P.S.V il tuo gradimento è già un riconoscimento. Grazie.
By p.s.v. on gen 29, 2008 | Reply
@ Rosa Tiziana Il sarto sono sempre stato io, nella mia vita. Non sempre ho scelto la via migliore
By p.s.v. on gen 29, 2008 | Reply
@ Aitan e MaxWeb col giusto coraggio si potrebbe partire. Che è diverso che fuggire via. Un po’ come ha fatto G. Nel parlo nel post successivo.
By p.s.v. on gen 29, 2008 | Reply
@ shot con una parola hai detto tutto. E spesso Laison mi sono ritrovato a vivere i tuoi stessi stati d’animo
By p.s.v. on gen 29, 2008 | Reply
@ Vinz già. Spero davvero a presto. Che qua le crisi han cominciato a battere duro di nuovo. Speriamo bene
By p.s.v. on gen 29, 2008 | Reply
@ Cattive Inclinazioni grazie a te. davvero