A mani umide

giugno 22nd, 2006 | by p.s.v. |

Il cambio era un po’ che lo facevo all’autogrill Motta sulla Milano Venezia. Altezza Soave. Era grande abbastanza da confondere le traccie. E sempre incasinato. Erano le tre di un pomeriggio afoso. Estate 1991. Parcheggiai la thema e dissi a Marco di stare tranquillo che avremmo fatto tutto in un attimo. Lo guardai, più per rassicurarmi che le sue gambe tenessero il passo. E l’umidità. Per lui era la prima volta e sapevo che se la stava facendo sotto. Ma lo avevo visto reagire bene in alcune circostanze del cazzo che ci erano capitate tra i denti. Smontammo. Non prima che mi fossi assicurato il pacco. Avvolto in un rosa sbiadito, di una vecchia Gazzetta dello sport. Lo diedi a Marco.
-“Io entro per primo. Il tempo di bere una birra e farmi un giro. Ti aspetto sullo stand dei giornali”.
Marco entrò, che in faccia aveva quel colore pallido che ti viene quando inizia a salirti la febbre. Mi raggiunse senza dire parola. Dalla scansia dei libri presi in mano “Il piano infinito” di Isabel Allende. Lo mostrai a Marco e sfogliando le prime pagine senza togliere lo sguardo dal libro, attaccai.
-“Adesso vai ad ordinarti un caffè. Un caffè doppio in tazza grande. Corretto Nardini Bianca. Mi raccomando, corretto Nardini Bianca. Lo bevi con calma. E lasci questo straccio di gazzetta sopra il bancone. Non ti preoccupare. La cameriera sa tutto. Si accorge subito chi sei. E cos’hai dimenticato. Siamo d’accordo così. Il resto viene da sè. Poi torni”.

Non il tempo di finire la frase che sento il calore di una mano passarmi la spalla. E una voce inconfondibile attirare la mia attenzione.
-“
Ivan. Cazzo fai qui a queste ore? Cazzo stai a fare?”.
Mi girai di scatto. Apparentemente calmo. In una frazione di secondo individuai il maresciallo Ascolla in compagnia di un’altra persona.
-“Sto andando a Milano, maresciallo. Vado a vedere i ManoNegra in concerto. Un bel gruppo, boh, mi piacciono”.
King kong five tour, avrei voluto gridargli in faccia. Ma tanto, non avrebbe comunque capito un cazzo. Il maresciallo Ascolla, agente in borhese del nucleo operativo dei carabinieri di Vicenza. Un figlio di puttana mai visto. Il peggiore. Ti rompeva il cazzo sempre. Comunque. Con lui un’altra persona. Che avevo riconosciuto essere uno sbirro anch’esso. Uno che lavorava in divisa. Sempre. Ed è stato questo piccolo particolare a farmi stare più tranquillo. Non potevano essere al lavoro, in quel momento. Altrimenti il coglione che stava col maresciallo, avrebbe dovuto indossare l’uniforme.
-“Ti posso offrire qualcosa Ivan? Chessò, una birra?”.
-“Sono a posto. Grazie comunque”.
Tornai a leggere i primi segni del libro che tenevo stretto tra le mie mani. Umide di paura. “Andavano per le vie dell’ovest senza fretta e senza meta precisa, mutando rotta secondo il capriccio di un istante, al segnale premonitore di uno stormo d’uccelli, alla tentazione di un nome ignoto. I Reeves interrompevano il loro erratico peregrinare ove li cogliesse la stanchezza o incontrassero qualcuno disposto ad acquistare la loro impalpabile mercanzia. Vendevano speranza.” L’inizio de “Il piano infinito” mi avevano mosso lo stomaco. Decisi di comprarlo. E tenerlo con me. Il maresciallo Ascolla aveva oramai levato le gambe, tanto che dai vetri offuscati e sporchi di quello stupido posto, intravidi la sua inconfondibile fiat uno galleggiare in un mare di umidità. Marco si avvicinò. Cercando il mio sguardo e una parola. Lo guardai, gli feci il dito con la mano destra e sorrisi ai suoi occhi neri. “Vai a pagare il libro e aspettami in macchina. Io vado a tirare i soldi. E arrivo”. Scesi le scale con la fretta che mi saliva fino a chiudermi la gola. Ansia. E senso di soffocamento. Volevo sbrigare la faccenda il più presto possibile. Sentivo le gambe irrigidirsi e i nervi dietro il ginocchio tirare. Le luci gialle al neon si facevano man mano più intense. Fino a sentire gli occhi bruciare. L’inoleum nero del pavimento cercavo di non guardarlo. Tutte quelle palline di gomma mi davano un leggero senso di allucinazione. Era tardi. E il metadone, che avevo preso alle nove della mattina, era in fase calante. Non reggevo la giornata con quei quaranta milligrammi che mi passava il ser.t. Avevo bisogno di farmi. Non prima di aver concluso il cambio. Marino i soldi me li faceva trovare nel secondo cesso sulla fila di destra. Arrivai al piano interrato dell’autogrill, che una vampata di disinfettante mi chiuse la gola. Inizia a tossire. Salutai la signora delle pulizie con un cenno degli occhi. Aveva da poco iniziato il suo turno e sul piattino c’erano non più di mille lire in moneta. Rispose al mio saluto, che mi ero già infilato nel cesso. La gazzetta dello sport, era a terra. Completamente ricoperta di piscio. Anche se i tempi erano perfetti, col casino di gente che c’era a quell’ora, non potevo rischiare che qualcuno decidesse di accompagnare la sua cagata leggendo gli ultimi colpi di calcio mercato. Infilai la mano tra la carta del giornale e il piscio di Marino. Trovando il sacchetto di nylon con i trecento pezzi da cinquantamila. Li contai sommariamente. L’ansia non mi dava la capacità di tenere il passo. Mi alzai i jeans fino alle ginocchia. Nascosi i soldi nei calzini, distribuendoli più o meno in parti uguali. Uscii di scatto, senza tanto guardarmi attorno. Cercando con lo sguardo il distributore del sapone liquido nella fila di lavandini che avevo di fronte. Quando mi fermai un attimo. In silenzio. Cercando, sullo specchio che avevo di fronte, l’immagine sbiadita del mio volto.
  1. 7 Responses to “A mani umide”

  2. By Richie on giu 22, 2006 | Reply

    Se passi ancora dall’ autogrill di soave fai un fischio che vengo a piedi, ci mangiamo una rustichella e ci beviamo una birra. Grandi i Manonegra, nonostante Manu Chao.

  3. By emisola on giu 22, 2006 | Reply

    che cosa conta se questo racconto lo hai già letto se rileggendolo lo fai come se fosse la prima volta?! e ti ritrovi a mani umide senza sapere nemmeno cosa dire.

    (...)

    L’inoleum nero del pavimento cercavo di non guardarlo. Tutte quelle palline di gomma mi davano un leggero senso di allucinazione

    (anche tu mi dai un leggero senso di allucinazione, sempre)

  4. By DropOfFire on giu 22, 2006 | Reply

    Ho letto questo post tutto di un fiato e mi batteva anche il cuore.

  5. By unageisha on giu 23, 2006 | Reply

    Leggo e vedo sotto una luce nuova tutti gli autogrill della mia vita… Sei un maestro delle emozioni, Preci. In un’altra vita mi innamorerò di te. :-)

  6. By Insane Soul on giu 23, 2006 | Reply

    Cazzo ogni volta che leggo e ti dico quanto mi piace mi sembra che gli altri possano pensare che sia il solito pompino attira commenti, ma in fondo tu sai che non è così e allora non posso esimermi dal dirti quanto mi piace il tuo stile.
    Che poi tra l’altro mi è parso di capire quale sia la tua idea di fondo. Credo di aver colto dei collegamenti, ma ne parleremo in altra sede.
    Presto.
    Ciao, Ste.

  7. By rael on giu 25, 2006 | Reply

    http://www.rael-is-real.org/soda/?p=109
    in onda la terza ed ultima parte.

    io preferisco la nardini stravecchia.

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  2. lug 2, 2006: Una graffiata è un segno, va mica via » Archivio Blog » Dov’è la tua parte perversa?

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