Bar dentro
aprile 20th, 2007 | by p.s.v. |Amo i bar. Quelli veri. Quelli di una volta. Quei locali dove entri e ti siedi tranquillo che tanto c’è posto sempre. Ordini una birra in bottiglia, un bicchiere di vino nero. E leggi il giornale. Amo i bar. Quelli di una volta. Amo il loro odore. Un misto di alcol, fumo e bestemmie. Amo i volti della gente, le rughe a segnarne la pelle. Le mani ingessate dal freddo e dagli anni, che sanno quel leggero sapore di vita vissuta sempre un po’ in bilico. Forse rassegnata. Ma viva. Amo gli sguardi, i segni degli occhi. Tratti di umanità in disparte. Amo osservare le persone dentro il proprio rifugio più sicuro. Silenziose o incazzate che siano, comunque col loro bicchiere in mano. Con le bastonate tatuate sul corpo in anni di stenti. Di lavoro duro nei campi e poi via. Che hanno aperto la fabbrica grande della Lanerossi. Contadini che si son ritrovati operai, rinchiusi dentro gli orari rigidi dei turni di lavoro. Giorno e notte per “far su la casa”. Evitando la sordità con un batuffolo di cotone bianco. Il dopo guerra ha portato soldi, dicono. Ma non ha cambiato nulla. I vecchi son sempre quelli, così come le loro battute, i loro discorsi. E che, anche se irrigiditi dalle bestemmie, hanno quel retrogusto amaro della verità a portata di mano. Semplici ma dure parole amplificate dal dolore. Dalla rabbia. Dalla rassegnazione, forse. Dialoghi che sono palestra, scuola. Vita. Dalla Lena trovo i bocconcini che solo lei sa fare. Cotechino e polenta. Chele di granchio. E quel salame di casa tagliato grosso, che in giro non lo vedi più. Nei miei bar non servono i tramezzini al tavolo. Tantomeno gli spriz. Che le partite a tresette o a foraccio, pretendono il vino nero. Cervello. Memoria. Intuizione. Vita. Giocare una partita con l’unto di quelle carte che ti resta stampato sulle mani, è un po’ come leggere un libro.
vivere , bar , tresette , foraccio

5 Responses to “Bar dentro”
By emisola on apr 20, 2007 | Reply
sono riuscita a vederlo il bar, i bar che descrivi, li conosco, mi riportano in Valtellina, a Grosotto, il paese dei miei, il paese dei miei nonni. bar dove si lasciano scivolare via le ore. mio nonno sono anni che si è ammalato di Parkinson, non gioca più a carte, una delle ultime volte che ci ha giocato è stato insultato e maltrattato da uno della combriccola, perchè, col suo tremore, non riusciva a tenere più in mano le carte, instabili gli cadevano. adesso si attacca alle macchinette – le detesto – l’ho sgridato più volte di non buttare via i soldi in quel modo, l’ho visto rabbuiarsi come un bambino – sì perchè io sono diventata l’adulta, lui il bambino – e un po’ mi ha fatto tenerezza e l’ho capito, schiacciare stasti o muovere una manovella gli riesce ancora e poi i soldi non gli servono più a molto, non gli serviranno, perchè lasciarli a qualcuno? alla figlia che, come un’arpia, aspetta solo il momento di mettere le mani sull’eredità? piuttosto che se li bruci spicciolo dopo spicciolo alle macchinette e per fare quella spesa, nei cui sacchetti vengono infilati dolci, paste, marmellate, perchè è (ri)diventato goloso come un bambino.
E quei bar esistono anche in Brianza, ne sono sopravvissuti anche a Monza. Circoli per anziani, Casa del popolo, il bar dei lavoratori. mi è capitato di finirci il sabato sera alla Casa del popolo, a giocare a calcio balilla o a carte, a divertirmi in quel modo rustico, diretto, naturale. accanto ai vecchi. un incontro di giovani e vecchi. I vecchi basta guardarli, anche se non ti parlano, senti che ti trasmettono un insegnamento.
Io conto le rughe e tengo in mano un’esistenza.
By maalox800 on apr 21, 2007 | Reply
andre lo sai, io ci son nato dentro ad un bar di quelli. Eancora non son riuscito ad uscirne. Forse è per questo che son nato vecchio. Amo il bar. Mia mamma ancora oggi a volte ricorda “Tu da piccolo non andavi mai a giocar con gli amici la domenica. Amavi restar al bar, con i tuoi amici ‘vecchi’ e le carte”.
By Cattive Inclinazioni on apr 21, 2007 | Reply
I miei bar sapevano di fumo e segatura a terra, calcio balilla e stecca. E nel retro poker e delinquenti. Tutta un’altra storia…
By v. on apr 21, 2007 | Reply
altro che tramezzini e spritz – vino nero e panesalame. e chissà cosa mi aspetta. mi han parlato di posti molto fumosi e altrettanto duri. chissà se c’è il calciobalilla. un abbraccio caro preci.
By Richie on apr 21, 2007 | Reply
Tutti paesi hanno quel bar: qui si chiama “da storto”, poco più sù c’è “alla pesa”. E quando muore il gestore lo restaurano e fanno un wine bar.
Ma vaffanculo