Bob

marzo 19th, 2007 | by p.s.v. |

Mia madre ha due lavatrici, entrambe in cucina. Una per noi, che siamo in cinque e una per Bob. Il cane. Il cane Bob ha 16 anni ed è un bastardino che mia madre ha raccattato sulla Milano Venezia durante una sosta all’autogrill di Soave. Mia madre non scende mai dall’auto mentre è in viaggio, per la paura di un incontro ravvicinato con qualche camionista schifoso. Ha la fobia di essere violentata sul cassone di un camion, mentre mio padre è bloccato a far la fila alla cassa dell’autogrill a comprare panini e aranciate. Quel giorno però si accorse di questa merda di bastardino che la fissava impaurito. Scese dall’auto e chiese a tutti di chi potesse essere quel cesso. Bob non era di nessuno, così mia madre decise di tenerlo con se. Lo chiamò Bob perché un camionista che aveva parcheggiato il suo bolide a fianco dell’auto di mio padre, aveva scritto Bob sul vetro anteriore del camion. Da quel momento Bob divenne uno della famiglia. Uno di noi. Il primo. Costrinse così mio padre a svoltare all’uscita di Verona Est per tornare indietro, rinunciando alla gita sul lago di Como, che avevano organizzato da mesi per festeggiare il venticinquesimo anniversario delle nozze. Era inverno e mia madre mi obbligò a sbaraccare la camera da letto, che mi ero conquistato solo quando mio fratello si sposò con quella troia dell’Anna, e andare a dormire dalla Eleonora, l’altra mia sorella. Eleonora faceva l’università a Padova ed era via tutta la settimana, per cui a me andava bene lo stesso. Sistemò il cane schifoso nella mia camera e iniziò a parlargli come parlava a me quand’ero bambino. Io avevo 23 anni, non facevo un cazzo e stavo bene con i 100.000 lire che mi passava mio padre il 27 di ogni mese. Mia madre mi urlava che avrei dovuto trovarmi un lavoro che altrimenti sarei stato un bastardo per tutta la mia vita. A me non me ne fotteva un cazzo perché Simone mi dava il fumo gratis è l’Antonella mi amava da impazzire, per cui non potevo chiedere nient’altro. Anche se a dire il vero, qualche volte all’Antonella gli giravano i coglioni perché le veniva in mente il matrimonio e capiva che io non avevo voglia di fare un cazzo e che al matrimonio proprio non ci pensavo. Una volta provò pure a mollarmi ma capì subito che era davvero innamorata di me e mi chiese di poter tornare insieme. Mio fratello più piccolo somigliava molto a mia madre. Un giorno lo vidi parlare con Bob, mentre il cane era a pancia all’insù che si faceva accarezzare. Glielo dissi. “Guarda che tu diventi deficiente come tua madre”. Mi rispose con un vaffanculo sporco. Di quelli che non sei davvero sicuro di buttar fuori dallo stomaco. Chiusi la porta e andai dall’Antonella. Il cane Bob nel frattempo, per volere di mia madre, aveva iniziato a mangiare a tavola. Quella merda di cane aveva a disposizione una sedia, un piatto e pure un tovagliolo. Provai a guardare mio padre, ma lui fece cenno con gli occhi che oramai non poteva più fare nulla. Mio fratello Enzo pareva tutto eccitato, come quando Antonella si toglie la minigonna, i collant e le mutandine appena fuori dalla chiesa finita qualche messa del cazzo e rimane nuda sotto il cappotto a parlare con la gente. Lei va fuori di testa, si eccita come una puttanella in calore. Una volta eravamo alla messa del battesimo del figlio di un mio cugino che mi chiamò con le mutande strette nel pugno della mano destra. Ecco, in quei momenti io non capisco più nulla e mi verrebbe voglia di scoparla dietro l’altare mentre tutti gli stronzi seguono il coglione del figlio di dio predicare il senso del peccato. Oppure tenendola con le mani da sotto il culo e in piedi fare l’amore dentro il confessionale mentre il prete frocio continua a dir messa. Enzo era eccitato come io lo ero in quei momenti. Ma a differenza di me, lui si eccitava nel vedere Bob il cane mangiare a tavola. Rideva come un pazzo quando il cane sputava un’oliva per prendersi invece il pezzo di carne che lui gli passava. Diceva che Bob era intelligente ed io andavo fuori di testa. Che anche una lucertola di merda capisce che un’oliva fa schifo e un pezzo di carne è buono. Ma in quei momenti era l’Antonella a mettermi tranquillo. Diceva che dovevo prendere la cosa con più tranquillità. Che ste stronzate me le dovevo far scorrere addosso. Ingoiarle e sputarle nello stesso momento. Fottermene. Che più che nei confronti del cane, io soffrivo il rapporto che mia madre non era riuscita a costruire con me. M’ha sempre trattato come un coglione fin da bambino, ed io d’altra parte non ho mai capito che cazzo di madre mi era capitato d’avere. Ogni volta che le mamme degli altri miei compagni di scuola mi invitavano a casa loro per un compleanno, per giocare o semplicemente per stare un poco insieme ai loro figli, mia madre rispondeva sempre che io avevo tanti compiti da recuperare. Oppure che non stavo tanto bene, mentre io stavo benissimo e non avevo alcun compito da finire per il giorno dopo. Fin da piccolo, dalla scuola materna. Sta storia delle scuse inventate, non mi è mai andata giù. Mio padre diceva che era per via che aveva paura di disturbare. Ma al massimo, pensavo, avrei disturbato soltanto io, mica lei. Per conto mio mia madre era pazza e come tale l’ho sempre trattata. D’altro canto lei mi vedeva bastardo e scansa fatiche e così mi considerava. Fortuna che avevo Antonella, altrimenti sarei cresciuto idiota come Stefano, che ancora oggi a 23 anni suonati fa il chierichetto da don Severino alla messa delle 10. Non ero del tutto fedele all’Antonella, per via di quel paio di volte che ha sclerato con la storia del matrimonio. Mi vedevo già a far la fine del coglione di mio padre e sto pensiero mi toglieva il fiato. Però le volevo un casino di bene e sapevo che si, sarebbe stata lei la donna della mia vita. Solo un po’ più in la.
Un giorno mia madre fece il bagno a Bob, perchè diceva che anche Bob ha bisogno di essere lavato non come me che tengo sempre per una buona settimana gli stessi jeans. Dice che quando torno dai concerti non mi cambio e la casa puzza di birra. Io sostenevo invece che le bestie son state create per lavarsi da sole, e anche per vivere fuori. E anche se era inverno, da che mondo e mondo gli animali vivono fuori e che non era mai morto nessun animale di freddo. O se anche un animale fosse morto di freddo era un animale scemo che non era stato in grado di farsi una tana adeguata per passare l’inverno. Ogni volta che tiravo fuori sto discorso, mia madre andava fuori di testa mentre mio padre era pronto col solito bicchiere contenente le solite 30 goccie di Valium. I fatti mi diedero ragione perchè quello stupido di Bob si ammalò anche se lavato con acqua calda e asciugato col phon. Passò tutta la malattia a dormire nella cuccia che mia madre portò per l’occasione in cucina, vicino alle lavatrici, giusto da averlo sempre sotto controllo. Gli passava un asciugamano bagnato nella bocca e gli parlava dell’estate che sarebbe arrivata, delle corse sui prati e delle vacanze. Un giorno che mia madre andò dal veterinario a farsi fottere una cinquantina di mila lire, io e l’Antonella eravamo a casa da soli a parte mio padre che era in sala da pranzo rimbambito a guardare la televisione. Non sentiva nulla di ciò che io e Antonella si stava dicendo. Non sentiva nulla comunque, oltre il programma che stava mangiando alla tivù. Antonella iniziò un pompino da paura che tra una succhiata e l’altra mi disse che andava bene così, “che tua madre può tornare e tuo padre è di là”. Bob era nella sua cuccia che mi guardava ed io dovevo guardare l’Antonella che altrimenti il cazzo si sarebbe ritirato su se stesso. Poi chiusi gli occhi e venni in bocca a mia morosa, che si voltò e dopo aver ingoiato il mio seme fece il dito a Bob. “Vaffanculo Bob, che lo abbiamo fatto pure davanti a te, stronzo”. Mio padre mi chiese se potevo fargli il piacere di prendere i vestitini e le coperte di Bob che erano dentro il cesto e metterli in lavatrice, che lui si era dimenticato e che mia madre poi gli avrebbe rotto i coglioni. Ci guardammo io e Antonella come quando fai lo stesso pensiero senza dirti assolutamente nulla. “Va bene papà, guarda che poi io esco e torno domani”. Presi il cane e lo infilai in lavatrice. Programma 1. panni molto sporchi. 90 gradi. “Ciao Bob”.

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  1. 7 Responses to “Bob”

  2. By Richie on mar 20, 2007 | Reply

    Le famiglie felici si assomigliano tutte, quelle infelici lo sono ciascuna a modo proprio.
    Lev Nikolaevic Tolstoj, incipit di Anna Karenina

    Il cane in lavatrice non sta bene, ma credo che ce l’avrei sbattuto anche io… forse…

  3. By ninna_r on mar 20, 2007 | Reply

    Wow…che post…(...si lo so…è un commento idiota…)

  4. By biancaneve on mar 21, 2007 | Reply

    fanculo preci te e il tuo stupido odio per gli animali

  5. By stranigiorni on mar 21, 2007 | Reply

    idolo come sempre.

    e vaffanculo bob.

  6. By ONDA on mar 21, 2007 | Reply

    bella fantasia!
    però, geloso di un cane :)

  7. By shotenzenjin on mar 24, 2007 | Reply

    noooooooo…il cane in lavatrice no cazzo…..
    vabbè dai….te la perdono….

  8. By bret on mar 26, 2007 | Reply

    E con questo post finisci dritto dritto nel mio blogroll, che in verità dovevi esserci da un po’ ma sono un fancazzista

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