Drugfamily [o familyday]
maggio 17th, 2007 | by p.s.v. |Mi chiamo Marco e sono nato a febbraio del 1970 a Pinerolo, in provincia di Torino e sono maschio. Lo dico perché sono abituato a mettere la croce sulla lettera M quando compilo qualche cazzo di modulo. Magari per un nuovo lavoro, o perché mi han fermato. Sono in possesso della licenza media inferiore e non ho figli. Manco la morosa c’ho. Mi piacerebbe tanto, ma son troppo timidio, io. Avevo iniziato a farmi di coca per quello, ma forse è tutta una balla. Vuoi mica che ci si faccia di coca per trovare una morosa, dico. Anche perché di roba già mi stavo facendo. Mio padre si chiama Aldo, è del ’51 e c’ha la licenza media pure lui. Mia madre Renata invece ha fatto meglio. Ma forse è per via dell’anno di nascita, o della famiglia. Dice a tutti che ha fatto 3 anni di liceo scientifico, ma alla fine pure lei ha la licenza media. Dice che ha dovuto andare a lavorare, per mantenere la sua famiglia, ma mio nonno un giorno mi ha detto che non aveva voglia di fare un niente, così è andata a lavorare. Per me si faceva già a quel tempo, e ha mollato la scuola per quello. Sono stati tossicodipendenti per molti anni, poi alla fine di tutto, mia madre ha trovato le risposte ai suoi malesseri pregando tutto il giorno la madonna, mentre mio padre è tutt’ora sotto cura con metadone a mantenimento. Cento milligrammi al giorno, mica balle. Oltre a me, mia mamma e mio papà hanno fatto mia sorella che ha tre anni in meno ma è tossica lo stesso. Anche a lei piace un casino la coca, che poi negli ultimi anni non costa un cazzo, quasi che non gli conviene nemmeno venderla, a questi. In piazza manco c’è la coca vera, pura come dio comanda. In giro trovi solo miscugli merdosi. Prendono una punta di coca schifosa, ci mescolano dentro dell’anestetico per cavalli e poi via. Fanno schizzare tutti. La vendono per coca, ma i ragazzini manco sanno cosa sia la coca vera, buona. Si sparano la ketamina, loro. Si tirano merda. Si fracassano il cervello. Se lo spaccano.
Ho iniziato a farmi che avevo 17 anni, che cercavo qualcosa di più. Chessò, qualcosa da volare via. All’inizio mi facevo compulsivamnente, una roba come un grammo al giorno, fai conto. Mica di più. Mi chiudevo dentro casa. Aspettavo un attimo e poi via. Potevo anche andare al lavoro, o provare a conoscere qualche ragazza. Guardando come sono andate le robe, in tutti questi anni ho conosciuto soltanto la Daniela, che si è persa dentro un vecchio casello abbandonato delle ferrovie, abitato da un gruppo di marocchini. Non ho mai avuto il coraggio di andarla a prendere, perchè ho sempre avuto troppa paura.
Adesso entrambi ci facciamo di roba soltanto, io e mia sorella intendo. Sai che c’è un momento in cui lo fai il passaggio dalla coca alla roba. Per forza. È sistematico. Prima la roba te la fai per far calare l’effetto della coca. Giusto per chiudere gli occhi almeno due ore. Dormire un po’. Poi gli effetti della coca son così devastanti che ti fai di roba per non distruggerti del tutto. Credi te. Invece ti sei distrutto già. L’eroina ti serve per stare in piedi. Per evitare di ammazzarti, ma io non so se riuscirei mai a togliermi in quel modo. Io son troppo coglione per tagliarmi o farmi il doppio della roba per morire piano. Il mio dottore dice che è una storia del cervello, che quando te lo fotti non lo controlli più. Cosa vuoi che ti dica, sarà così Una volta mia sorella mi ha chiesto se non mi piace mica la figa, e io un po’ mi son sentito in imbarazzo. Ma siccome ero strfatto di coca le ho detto che io non ero mai riuscito a fare l’amore con una ragazza e che mi sarebbe piaciuto tanto e poi le ho chiesto com’è a far l’amore e lei mi ha detto che non lo sa. Che lei è una femmina e al massimo mi poteva raccontare com’era a far l’amore con un maschio. Il mio dottore dice che devo lavorare psicologicamente proprio su questo punto. Dice che devo capire la mia sessualità. Dice che una volta compresa forse riuscirò anche a smettere di farmi. Io ci son stato di merda, perchè pensavo che una volta capita la mia situazione sessuale, sarei riuscito a scopare. Ma questo dottore, in effetti, è quello che mi segue per via della tossicodipendenza. Non certo per il sesso.
Un giorno abbiamo cominciato a fare anche terapia famigliare, perchè il dottore del servizio diceva che in famiglia eravamo tutti tossici. Anche mia madre era tossica, diceva, perchè aveva sostituito la dipendenza dalle sostanze con una dipendenza religiosa che non era mica tanto normale. Anche mia sorella continuava a dirglielo, perchè in giro per la casa c’erano solo statuine della madonna e quadri e candele e per la maggior parte del tempo mia madre teneva le finestre abbassate. Mia sorella sosteneva che era meglio farsi, piuttosto che diventare una maniaca nei confronti di qualcosa che non c’è. Mio padre disse di si, che la terapia si doveva fare, ma tanto per lui andava bene tutto, bastava avere i suoi cento milligrammi di metadone la mattina che il resto girava per il verso giusto. Poi adesso si è pure abbonato a Sky e guarda la televisione tutto il giorno, tranne quando si abbiocca per via del metadone e quindi dorme. Lui sarebbe appassionato di giardinaggio, ma nel condominio dove abitiamo non c’è il giardino e quindi rimane in casa. Siamo stati a due incontri insieme ad un altra famiglia in cui tutti erano tossici. Che poi i nostri genitori già si conoscevano, perchè da giovani si frequentavano e la maggior parte del gruppo di terapia andava via ascoltando questi che si raccontavano le storie di un tempo. Così a quel punto io mi sono rotto i coglioni e me ne sono andato. Non ho più voluto frequentare quel gruppo di drogati, ho trovato lavoro in una cooperativa, dove son pure socio svantaggiato e prendo i miei bei 700 euro al mese lavorando 8 ore al giorno. Ho fatto la domanda per le case comunali e in graduatoria sono 4°, davanti a molti anziani e a persone disabili che a dir la verità c’avrebbero molto più bisogno di me di avere una casa tutta loro, ma a me non me ne frega un cazzo. E ieri, che sono andato dall’assistente sociale, mi ha anche detto che mi aiuterà a fare la domanda per la pensione, che quasi mi è venuto da pensare che da tossico, non si sta poi così male.
racconti , famiglia , tossicodipendenza


3 Responses to “Drugfamily [o familyday]”
By FulviaLeopardi on mag 18, 2007 | Reply
chissà se hanno sfilato anche per certi tipi di famiglie…
ps ti piace paris hilton, pensavo che almeno tu fossi immune ;)
By maalox on mag 19, 2007 | Reply
resta tossico, si. Altrimenti a noi, chi ci da lavoro??
By unageisha on mag 23, 2007 | Reply
Non ti leggevo da un pò. Non so come fai a entrare così nello stomaco dei tuoi personaggi, a raccontarli così, sembra di sentire l’odore, di vedere quella casa con la tapparelle abbassate… Niente luce per loro…
Sei bravo, Andrea. Davvero. Grazie.