Sperma acido
agosto 22nd, 2006 | by p.s.v. |Bravo Ragazzo in realtà si chiamava Eugenio. Un giorno prese la sua punto sole del 1998 e si diresse verso le piscine. Parcheggiò in retromarcia sotto un albero, così che poteva stare in auto ed aspettare. Guardava le ragazzine uscire mezze nude dalla piscina, raccontarsi le storie di sesso vissute dentro i minuscoli spogliatoi e ridere del pisello duro dei loro amici. Michela aveva solo gli slip addosso, nemmeno tanto coperti da una maglietta fine di colore giallo, marchiata Ufo. Stava parlando con Emiliana di quanto fosse storto il cazzo di Marco, ma di quanto fosse stato bello succhiarglielo. Eugenio ch’era seduto in auto ascoltava queste bambine parlare e un po’ si incazzava, perchè lui in piscina non ci andava per via di quei piedi che tanto si vergognava a mostrare. Immaginava questa bambina succhiare il suo piccolo cazzo rosa e si vedeva venire dopo qualche secondo senza nemmeno che il suo pisello fosse diventato un pezzo di marmo. Si innervosiva al punto da sentir crescere dentro un sentimento di odio nei confronti della nonna, di sua madre puttana e vigliacca e di questa ragazzina figa vestita solo con gli slip e una maglietta fine di color giallo. Il suo volto assumeva sembianze strane per un bravo ragazzo, apparentemente innocuo come lui. Le mani stringevano stretto il volante e la vena grossa del collo iniziava a pompare sangue cattivo al cervello. La ragazzina doveva proprio esser stata una gran troia, quasi come sua nonna che si faceva scopare da Mastrolindo e di quella vacca di sua madre scappata in India senza nemmeno averlo riconosciuto alla nascita. “Puttane, le donne sono tutte puttane” ripeteva innervosito sotto il sole di quella giornata tersa. Chiamò a se la ragazzina, mentre con le amiche passava davanti alla sua punto. Michela gli sorrise appena. Lo aveva visto parcheggiare gli autoscontri alla sagra in cambio di una manciata di gettoni e della chiave per riportare le giostre ai lati della pista. Fissò i suoi capelli crespi e si mise a ridachhiare con le amiche. Eugenio balbettò qualcosa come “vieni qua che ti scopo, brutta troia“, ma lei non sentì e scivolò alla sua vista in un niente. Eugenio massaggiò con fare nervoso il suo lungo mento guardandosi nello specchietto retrovisore dell’auto e sisistemò i calzini grigi che gl’erano caduti sulle caviglie. Quando era nervoso, Eugenio si sistemava in continuazione i calzini. Se non gli erano caduti sulle caviglie per via dell’elastico oramai consumato, se li abbassava per poterli poi allungare alle ginocchia. Gli occhi marroni a forma di palla iniziavano a impietrirsi e il suo volto a cambiare colore. Richiamò a se Michela che, oramai era lontana. Passò con la mano destra il sudore dalla fronte lucida di grasso e si rimise a sedere abbassando leggermente il sedile anteriore. La bocca impastata di saliva e voglia, così difficile da deglutire, era un segnale chiaro. Aspettò seduto, pulendosi le orecchie da un cerrume arretrato. Edoardo passò dopo poco, pedalando la sua graziella color rosa a passo lento. Edoardo era un bambino gonfio nel fisico e con una voce femminile. Aveva due grosse palette al posto dei denti da latte che da poco aveva perso ed era vestito solo con il suo costume blu. Eugenio lo lasciò passare, accese l’auto e si mise a marcare la ruota posteriore della graziella rosa guidata dal piccolo. Eugenio conosceva il bambino, per via che la mamma lavorava ad ore come donna dei servizi nella fabbrica dov’era assunto Eugenio. A volte la seguiva al lavoro, dove aveva conosciuto e giocato con quel giovane ragioniere dai capelli strani e il mento lungo. Edoardo accenò un sorriso strano, rispondendo al saluto di Eugenio, sparendo alla sua vista alla stessa velocità con cui era comparso. Che il cazzo di Eugenio scoppiò in tutta la sua repressa violenza. Sperma acido.
