Il ciclo della coca
marzo 27th, 2007 | by p.s.v. |Un bacio a Elica, Greenwich e Sciroccata
Esci di corsa dal bar. Si, sei in ritardo. Come al solito del resto. Ancora 2 minuti per poter arrivare puntuale in ufficio.
Attraversi la piazza di corsa fregandotene del semaforo rosso.
08:29
Ancora un minuto. Devi solo arrivare al portone e sarai salvo. Niente sfuriate dal capo questa mattina.
Stai quasi per entrare nel palazzo quando parte la suoneria di “Asereje”. Metti una mano in tasca e rispondi con un gesto automatico.
“Si? Chi è?”
Non hai fatto in tempo a vedere il chiamante ma probabilmente era anonimo.
“Sappiamo della soffiata. Non avresti dovuto farlo.”
“Guardi mi…”
“Silenzio. Non ti è permesso parlare. Abbiamo la tua compagna e la tua gatta. Se vuoi rivederle sane e salve presentati davanti al 48 di via Verdi entro un’ora. Hai una sola possibilità. Non sprecarla.”
La conversazione termina così.
Una mano sul maniglione del portone. L’altra regge ancora il cellulare.
Due pensieri si fanno strada nel tuo cervello.
1) Devi assolutamente cambiare quell’insopportabile suoneria.
2) Tu non hai una gatta, e tantomeno una compagna.
E ora?
Un pugno ti arriva giusto da dietro. Finendoti. Ti risvegli piano. Con un mal di testa come poche volte. Gli occhi faticano a respirare e riconoscere il luogo. Il contorno è sbiadito. Provi a muovere la testa per capire almeno dove cazzo sei, ma niente. Non ti viene. Non capisci. Non lo sai nemmeno, il motivo d’essere in quel posto con quel fottutissimo mal di testa ad accompagnarti. Escludi l’ufficio. Il luogo in cui sei è troppo buio per essere il tuo posto di lavoro. Niente, non ti viene. Senti il muovere di alcuni passi, ma anche le figure ti risultano irriconoscibili. Cerchi allora di chiedere aiuto, ma non appena provi a spiaccicare una mezza parola, la testa sembra esplodere. Hai paura.
La speranza la ritrovi in una voce che ti calma. Ti rilassa. Regalandoti la quiete che pensavi aver smarrito. La voce del maresciallo dei carabinieri Ascolla è secca ma confortante. “Non preoccuparti, non c’è nulla di grave. Ora mangia questa pastiglia e cerca di rilassarti.” Cosa che data la situazione appare impossibile.
Attacca il maresciallo. “E’ per via di Nancy, la tua compagna. Si è fatta beccare come una scema dai miei colleghi con 50 g di cocaina, comprata dai rumeni. Il problema per te è che sta già facendo i nomi. Ora. Capisci?
Calmo. So che non sono tutti. So che avete parecchia coca. Mezzo chilo.
Stai calmo, ti ho detto, che qui parlo io.
Allora, tu mi dici dove cazzo tenete quel mezzo chilo di coca, ed io ti garantisco che alla ragazza non verrà stolto un capello. Anche dal punto di vista giuridico è come non fosse accaduto nulla. Sappi che ti conviene comunque. Anche perché prima o poi, sotto interrogatorio i nomi dei rumeni la stronza li fa davvero. E tu sai cosa fanno i rumeni agli infami? A quelli che parlano? A quelli che fanno sbattere i loro connazionali in carcere? Lo sai?”
Eri incastrato. Da una parte gli sbirri. E quindi la galera, gli articoli e le foto sui giornali. Gli avvocati a sbranarti. Dall’altra parte il maresciallo Ascolla che non capivi che cazzo di rapporto avesse con questa banda di rumeni. C’era poco da fare. Eri incastrato comunque. Ovunque non c’era l’appoggio di alcuna via di fuga. Se non parlare.
“La coca la tengo io, a casa. Devi solo spostare il forno in cucina. Incastrata dentro il muro che separa il mio appartamento da quello del signore che mi abita a lato. Le chiavi sono queste”.
Non il tempo di darti del coglione che un’altro pugno ti colpisce la tempia.
Il risveglio è lento. Un altro di quei pugni è faticoso da sopportare per il tuo fisico già accartocciato su se stesso, ma che lentamente riesce a riprendere quota. Ti immagineresti di stare chissà dove. Magari accanto ad un rumeno figlio di puttana pronto a fracassarti il naso. Ma niente, anche stavolta non c’azzecchi.
11:04
Il gomito di quella che dovrebbe essere la tua donna ti preme sullo stomaco. Quella cavolo di gatta non la vuole smettere di miagolare.
Siete rinchiusi in un armadietto metallico nel quale non entrerebbero nemmeno due scope e per di più uno strano odore sembra provenire dalle tue scarpe.
Certo, non è male stare così attaccato a lei, ma stamattina avresti di gran lunga preferito litigare col tuo capo.
“Cazzo ci facciamo qui noi? Cazzo ci fai qua te”? La tua domanda è carica di paura, mentre Nancy cerca di balbettare un misto di gioia e confusione nel vederti ripreso.
La sua voce è spaccata, mentre delle lacrime iniziano a segnarle il viso.
“Ho dovuto vendermi, ho dovuto lasciare questo cazzo di corpo. Nella scelta proposta non c’erano strade. Vie d’uscita. O il carcere o questo avanzo di lacrime. Quel che restava ancora del mio corpo, dopo le botte . La coca che mi han beccato era lì. Sopra il tavolo. A farmi capire che poteva essere anche buttata. Se mi facevo sbattere, loro non avrebbero detto nulla. Segnalato nulla. Gli sbirri se ne son tirati abbastanza da diventare tori da monta. Cani. E poi via. Uno dietro l’altro. Uno sopra l’altro. Il resto te lo lascio immaginare, piccolo. Pensavo fosse finito, che un colpo in testa m’ha fatto perdere i sensi, fino a risvegliarmi qui. Ora.
Ma, scusa , la troia della tua gatta, che cazzo ci fa qui dentro?”
“Poi ti spiego, Nancy. Poi ti spiego.”
Cerchi di capire dove potete essere. Si sente chiaro il rumore di un diesel viaggiare. Le buche della strada e il fruscio del viaggio. Un viaggio che non vuole finire, mentre Nancy tenta invano di farsi largo per recuperare il mazzo di chiavi che tenevi nella tasca dei tuoi jeans. Non c’è niente da fare per cercare in qualche modo di aprire la porta al contrario e tentare una fuga. Le chiavi saranno nelle tasche del maresciallo Ascolla, mentre pensi che si, quelle chiavi saranno a fianco del mezzo chilo di coca, che poi tornerà nella mani dei rumeni. Il ciclo della coca. Come vendere due volte mezzo chilo di cocaina. Ci vuole poco, se i carabinieri si sono venduti l’anima. In un attimo, come un vero flash da coca sparato in vena, ricordi il ciclo dell’acqua, imparato alle elementari. Sarà stata la terza, o la quarta. Lo dici a Nancy, ma non ricevi risposta. Nancy ha la sua vita in mano. Non può pensare al ciclo dell’acqua.
Non avete nulla che possa liberarvi dalla merda. Nulla. Nulla che possa farvi uscire da quella maledetta e allucinante prigione. E così, lucidi e ingabbiati nel buio, senza nemmeno un’occasione per potervi liberare, vi raccontate. Come quando ti sembra che tutto stia finendo e ti dai all’altro. Completamente. C’è un bisogno disarmante di liberarti. Degli incubi. Dei segni. Delle sconfitte. E mentre stai per ammettere che l’hai davvero tradita con Monica, il furgone si ferma. Un uomo scende e con accento rumeno, fa segno di uscire. In fretta.
15:16
Il furgone va via lasciandoti in mezzo al nulla.
Sei li, seduto in terra, che ti domandi come sia possibile che un cellulare riesca a rovinarti così tanto l’esistenza.
Ti alzi in piedi, dai un calcio ad un sasso ed inizi ad imprecare.
Camminate a lungo prima di riuscire a raccattare il bagno di una vecchia trattoria, dispersa tra i monti della Slovenia.
Il ritorno inizia seduti in un vecchio furgone fiat Ducato. Alla guida un ragazzo sui quarant’anni che sembra non spiaccicare una parola. Ad un certo punto si gira, vi guarda e ride. “Buona coca in Italia. Buona coca.”
Vi guardate incazzati, sfiniti. Allucinati. Che quasi vi verrebbe da spaccargli quella faccia da culo. Ma va bene così. Andrey vi accompagna fino sotto casa, che quasi vi viene da vomitare a provare ad entrare.
20:27
Finalmente davanti al tuo palazzo.
Lei ti ringrazia per tutto quello che hai fatto oggi.
Pensi che in fondo, se non ti sentissi completamente sfatto, potresti anche provarci.
Giusto un bacio, chissà…
Un bacio, chissà. Il tempo di aspettare tuo padre farsi i suoi buoni 200 chilometri per portarti le chiavi di riserva che la prima cosa che fa appena sceso dalla sua Punto blù è salutare la gatta. Coccolarla.
23:42
“Ma è possibile che questa stronza di gatta non la smetta mai di miagolare?”
Per oscarblog


6 Responses to “Il ciclo della coca”
By telegatto on mar 28, 2007 | Reply
Prova letta, è sempre rassicurante trovare che non ci siano i buoni e i cattivi.
By ninna_r on mar 28, 2007 | Reply
Mi sa che mi dovrai spiegare un paio di cose… :P
By biancaneve on mar 28, 2007 | Reply
misteriosissima, i commenti che ti mando, sparuti e telegrafici, in realtà sono gonfi d’interrogativi celati.
Da sempre mi domando cosa si nasconda dietro quell’avatar sontuoso e quella capigliatura color fiamma. Ma quando mi trovo al tuo cospetto cado in soggezione, così escono solo piccole e inermi sollecitazioni.
Di cui tu manco ti accorgi!
By missmidnight on mar 29, 2007 | Reply
Prova valutata ;)
Miss
By JohnnyDurelli on mar 29, 2007 | Reply
Tu sei il mio dio dorato. E ‘sto post è fantastico. Vado a leggere gli altri.