La fila delle femmine
giugno 26th, 2007 | by p.s.v. |Avevo sei anni, una maestra che mi voleva già un bene dell’anima e una sorella di un anno più giovane. Con la prima elementare iniziava anche il catechismo. Tanti piccoli bambini, con una immensa voglia di giocare a calci col sole, dovevano essere iniziati, per diventare col tempo soldati di dio. Mia madre, spalle alla vita, non aveva la forza e il coraggio, di badare alla vivacità di entrambi. “Vai con tuo fratello” disse alla più piccola. “Ti siedi al suo fianco. E ascolti”. La chiesa dove don Giovanni avrebbe impartito lezioni per il suo piccolo esercito di anime era stretta e i banchi suddivisi in due file. A destra i maschi e a sinistra le femmine. Mia sorella, di un anno più giovane rispetto a tutti noi, voleva stare accanto a me. “Tu, piccola bambina. Cosa fai tra i maschietti? Non ti sembra di essere troppo giovane per guardarli?”. Il tono di don Giovanni era un misto di autorità e voglia repressa. Elena abbassò lo sguardo, tra le risatine isteriche e impaurite degli altri bambini. Prese la mia mano e la strinse forte a se. “Forse non hai capito quello cosa ti ho detto, bella bambina Spostati nei banchi per voi femmine”. Mi feci coraggio. E attaccai
“Mia sorella è con me. E rimane qui, vicino”. Guardai Elena. Il suo volto segnato di una lacrima chiara. Non tanto per la paura che presto l’avrebbe attaccata, ma per una dose massiccia di vergogna. Don Giovanni fece due soli passi. E ci raggiunse. Prese mia sorella per i capelli e l’alzò di venti centimetri buoni. Elena iniziò disperata a piangere tanto da non riuscire a parlare. “Ti piacciono i maschietti eh, bambina?!!” Disperata, cercava con la voce paralizzata e lo sguardo immobile dalla paura, di richiamare un mio improbabile intervento. Io esitai un attimo, poi mi alzai. Imbastendo un impaurito, quanto inutile e roco Basta
, dettato più dallo stomaco che dalla gola. Il prete mi sentì comunque. Quel tanto da girarsi di scatto con una mano rovescia per stamparla sull’esile volto della piccola. Ricordo il sangue fluttuare sospeso nell’aria in una totale mancanza di gravità, indelebile a segnarne il corpo e il sesso. Scappammo a casa. Dove, nascosti in cantina, tamponai il sangue e le lacrime dal viso di bambina della piccola. Mia madre, spalle alla vita, continuò senza dire niente, i suoi stupidi e fragili lavori domestici.
racconti , violenza , Sex Crimes and Vatican
