Mutandine e pistola

dicembre 22nd, 2005 | by p.s.v. |

Stavamo male quel giorno. E Serena era bella lo stesso. Sole. Stella. Ma stavamo male. Rino me lo aveva detto chiaro, sputandomi in faccia. “Vai a fare in culo. Fino a che non mi porti i soldi che avanzo, non ti do un cazzo di niente“. Caricai la pistola a salve. Erano le dieci di una sera che sapeva di sudore e sangue freddo.

Serena si vestì come sapeva. Una mini da lasciare spazio ai sogni. Un paio di collant velati neri. Venti danari che facevano della sua pelle qualcosa da accarezzare. Toccare. Leccare. Ingranai la prima e partimmo. Per l’inferno. Non ci bastavano i cinquantamila lire di una scopata e il fisico di Serena non ne avrebbe rette più di tre. Serena smontò nel solito luogo del cazzo. Scese dall’auto nel buio più nero. Il suo posto. Statale 260. Il primo pezzo di tangenziale era territorio della mafia dell’est. Prostitute slave, ucraine. Rumene. Più avanti le Africane. Noi ci piazzavamo in mezzo. Nessuno ci diceva niente. Mai. Serena era bella. Gli mandai un bacio. Partii lasciandola sola. Un coltello a serramanico nella borsetta era l’unica difesa che poteva avere. Mi girai a guardarla per l’ultima volta. “Cazzo che magra“, pensai tra me. Nascosi la macchina tra gli alberi di un boschetto non tanto distante. Feci ancora una decina di metri a piedi trovando sul tronco di albero tagliato un posto comodo su cui sedere. In attesa. Mi feci tutta la coca che ancora mi era rimasta. Silenzio. Non volevo casini quando c’era da aspettare. Mi accertai che la pistola fosse carica. Una serie di sei lattine di birra marchiate Heineken mi facevano compagnia. In questa sporca attesa. Il ritmo delle sigarette che si accendevano segnavano il tempo. Quando all’improvviso, vidi due fari bianchi risalire la stradina sterrata. Mi nascosi dietro un cespuglio. Ero carico. L’auto si fermò. Alla guida un uomo stempiato sulla cinquantina. Al suo fianco Serena. Aspettavo, col cuore che batteva sul corpo martellate che mi facevano tremare. Vedevo la sagoma nera di Serena muoversi. Ma dovevo aspettare il segnale. L’uomo si voltò verso di lei. Le sue mani nelle gambe fragili, risalire fino a toccargli la figa. Ancora protetta da un paio di mutandine e dai collant. Quando nel buio silenzioso della notte, il grido di dolore e rabbia di Serena, fermò quasi il tempo. Sbucai fuori dal cespuglio con la pistola stretta tra le mani. I denti che mordevano le labbra fino a segnarle di sangue. Un calcio alla portiera della macchina. E la pistola puntata sulla testa del deficiente malcapitato.
Fuori coglione, esci fuori che ti faccio un buco nella testa. Vieni fuori piano testadicazzo. Esci che ti ammazzo“.
Cosa fai, lasciami andare ti prego. Non ho fatto niente, vi prego lasciatemi.“.
Senti testa di cazzo cosa volevi fare a questa ragazzina, eh? Lo sai che lei ti può denunciare adesso? Merda di un uomo. Lo sai che ti aveva solo chiesto un passaggio in macchina? E tu invece te la volevi fottere. Stronzo. Non provare a parlare, stai zitto coglione.“.
Avevo le mascelle talmente rigide che quasi si stavano spaccando. La pistola ancora puntata a dieci centimetri dal volto dell’uomo. E un ‘adrenalina che faticavo a trattenere. Serena si avvicinò all’uomo. Tranquilla come lei sapeva fare.
Senti capellone tu non la vuoi una denuncia per violenza sessuale ad una minorenne, vero?“.
Lasciatemi vi prego, lasciatemi“.
Ti costerebbe cosa bruttotestadicazzo eh? E tua moglie? Me lo dici che cazzo farebbe la tua bella mogliettina? Te li farebbe vedere i tuoi figli poi? Io ti denuncio coglione che sei. Io te la faccio pagare. Lo sai questo, brutto depravato?“.
Serena credo stesse buttando fuori tutta la rabbia che aveva accumulato col tempo. Nella strada. Nei miei confronti. Nella vita di merda che stavamo facendo da troppo.
Vi do tutto quello che ho ma lasciatemi andare vi prego. Vi scongiuro lasciatemi.“.
L’uomo aveva davvero paura. La mia pistola era ancora puntata sulle tempie. Vidi una lacrima scendergli il viso.
Prendi i soldi che hai e buttali a terra. Muoviti. Frociodimerda.“.
Tremando gettò a terra duecento trenta mila lire. Che teneva ben conservati nella tasca interna della giacca. Serena raccolse i soldi e li assicurò tra le sue mutandine. Si voltò verso l’uomo. Lo guardò fisso negli occhi. Ci fu un attimo di silenzio interrotto solo dal rumore dei miei denti che si masticavano tra loro.
Ascoltami bene” attaccò “se non vuoi finire male, con una bella denuncia sul collo, sarà meglio per te fare il bravo“. L’uomo guardava a terra, impaurito, senza dire niente. “E la prossima volta coglioncinodepravato non andare con le ragazzine che hanno l’età di tua figlia“. Nello stomaco avevo una carica di dinamite che stava esplodento. Stavo per partire con un destro imbottito di rabbia, che Serena mi fermò. “Non rovinare tutto stronzo che sei. E andiamocene di qua“. Partimmo. Serena si mise al volante. Io ero troppo agitato per guidare. Mi voltai indietro, l’uomo era ancora fermo. Lo vidi portarsi le mani in faccia e lasciarsi andare ginocchia a terra. Che sparì dalla mia vista.

Update: Sritto tempo fa e rimasterizzato a dicembre 2005. In omaggio natalizio acquistando una copia del mensile “Caballero”. Non vendibile a parte.

Related Posts:

  • No Related Posts
  1. 12 Responses to “Mutandine e pistola”

  2. By JohnnyDurelli on dic 22, 2005 | Reply

    Con te ho sempre il dubbio che si tratti di episodi di vita vissuta,più che di racconti.In entrambi i casi,gran bello scritto.E ‘sta Serena é fantastica:l’hai descritta così bene che mi sembra di averla qui davanti….ed é proprio un bel vedere.
    Cia’ caro!
    JD

  3. By Flor on dic 22, 2005 | Reply

    Una mini da lasciare spazio ai sogni… questa è poesia, preci… anche se il tuo scritto mi sembra di ricordarlo… o sbaglio? Tibacioflor

  4. By JohnnyDurelli on dic 22, 2005 | Reply

    E’ vero:quella sulla mini é fantastica!

  5. By Sgrufoletta on dic 22, 2005 | Reply

    Vero concordo con jhonny. Ogni volta che ti leggo a meno che non si tratti di un post politico o di attualita. Quando racconti, quando dici una storia cosi e come se…boh. Non sai bene se c’eri o se invece…ela tua fantasia o ancora lo hai ascoltato. Insomma. Scrivi da dio! :-)

  6. By Flor on dic 22, 2005 | Reply

    ne valeva la pena, sai? E’ bellissimo

  7. By ventodipolente on dic 22, 2005 | Reply

    e come buttare giù un bicchiere di birra pieno di vodka d’un fiato

  8. By cicabu on dic 23, 2005 | Reply

    ..ehm..fantasia o realtà..cmq sei forte…c
    iao Preci..

  9. By Stufa on dic 23, 2005 | Reply

    Io credo che sia tutto amaramente vero.
    Un omaggio natalizio coi fiocchi… ;-)

  10. By ribl on dic 23, 2005 | Reply

    Auguri, PSV!

  11. By insane soul on dic 27, 2005 | Reply

    Ci sono particolari che rendono il tutto ancora più verosimile. La mia mascella spoessevolte è serrata allo stesso modo.

    O.T. Grazie per lo “spacca”.
    Ci vuole un simile per riconoscere.
    Tu lo sei. Sempre di più.

  12. By DB on dic 29, 2005 | Reply

    Ho deciso. Ti linko.

    DB

  1. 1 Trackback(s)

  2. apr 19, 2008: » Blog Archive » Lettera a mia sorella

Post a Comment