Numero di matricola assente

febbraio 27th, 2006 | by p.s.v. |

Lavoravo in una vecchia fabbrica mal gestita. Muri sporchi, pezzi di ferro e un puzza schifosa di piscio che usciva da piccoli cessi, impregnati di urina e malcontento. Avevo trovato quel lavoro senza dover troppo faticare. Al tempo lo facevo saltuariamente. Usavo quei momenti per sistemare il corpo quel tanto che bastava per poter vivere ancora un po’. Erano i momenti migliori, a parte quella puzza di piscio che mi entrava nel naso fino a formare una sottile pellicola interna che non voleva lasciarmi. Era gennaio, lo ricordo bene. Un gennaio di pioggia.

Moreno mi aveva chiesto un po’ di fumo buono. In quei brevi periodi in cui riuscivo a non “farmi”, oltre a leggere un casino di libri, fumavo tantissimo. Moreno non aveva mai rotto il cazzo a nessuno. Tanto meno a me. Era tranquillo, sposato da un anno con Linda, e una bambina in arrivo nel giro di pochi giorni. “Dai che forse ci siamo, credo che la prossima settimana divento papà” Furono le ultime parole che mi disse, prima di volare via, impennando il suo Ciao.

Quel martedì mi alzai prima. E scesi le scale senza nemmeno prendere un caffè. La giornata era strana. Il sole non era sorto ma si vedevano le stelle. Pensai che finalmente quella pioggia tagliata regalasse al giorno, la tregua neccessaria. Presi i quattro panetti di fumo e li cacciai sotto il sedile posteriore del Dyane. Un ‘occhiata veloce alle cassette. Senza esitare infilai David Bowie and Tim Machine. Adrenalina allo stato puro. Mi accesi una canna. E mi avviai al ser.t. che il sole cominciava a spuntare piano all’orizzonte, cercando invano di sgelare il grigiore della campagna. Bella storia. Quasi una favola. Con Moreno avevo appuntamento nel piccolo parcheggio di ghiaia e pozzanghere della fabbrica dove lavoravo. Non che ci fosse un vero motivo per incontrarci lì. Ma il fatto che per arrivare al capannone vi fossero due strade diverse, opposte tra loro, mi metteva più tranquillo. La sirena della fabbrica decideva ch’era il momento della pausa. Timbrai il cartellino. Poi andai in bagno. Volevo aspettare che il resto dei dipendenti scappassero a casa per farsi abbracciare da insipide minestrine riscaldate. Moreno lo vidi subito. Seduto sul centoventisette rosso di suo padre, ascoltare un po’ di radio. Un modo come un altro per tradire il tempo, che in quei momenti non passa mai. Il cambio fu un lampo di tuono. Che i quattro panetti erano gia nell’auto mentre i soldi li avrei contati in un secondo momento, che di Moreno mi fidavo e basta.

Sarà stata quella strana giornata di sole, o il fatto che Moreno a giorni sarebbe diventato papà. Probabile che semplicemente ce lo sentivamo dentro, ma ci abbracciammo prima di partire in direzioni opposte. Vite diverse. E guai. Ricordo di avergli detto qualcosa, prima di staccarmi dai suoi muscoli coperti da un giaccone mimetico scroccato all’esercito italiano finita la naia. “Appena nasce…fammi sapere…“. Fece segno con la testa, premendo l’occhio sinistro. Ch’era partito già.

Strano quel giorno di sole, tra i tanti di pioggia. Non mi avviai subito, ma decisi piuttosto di fumarmi una sigaretta. Qualcosa di sottile e impercettibile mi teneva inchiodato in quel posto. Quasi girasse a vuoto nell’aria. Gli occhi del vento parevano osservarmi. Poi di colpo un boato di lamiere e cemento a seguire uno sparo. Netto. Schiantarsi e rintronare tra i muri dei capannoni. Boom. Feci una corsa, accostandomi leggermente al portone della fabbrica. Il posto di blocco lo avevano piazzato proprio lì. A cento metri dai miei occhi. La centoventisette rossa ancora su di giri, col motore che pompava sangue, piantata sul palo della linea elettrica. Carabinieri dappertttutto. Prima di scappare cercai la sagoma di Moreno, tra le lamiere dell’auto. Mani ancora attaccate al volante e testa rivolta in avanti. Tra le urla dei militari sentivo vasco cantare “C’è chi dice no”. Il tempo di salire in auto, ch’ero già distante, insieme ad una confusione che aveva invaso il mio cervello. Rimasi lontano per un po’. Forse per sempre. L’ansia non mi faceva respirare. Mentre l’eroina tornava ad “essere” per darmi quell’incolore possibilità di vita. I giorni che seguirono, oltre che nascondermi, li usai per calmarmi e capire bene come andarono le cose. Ma su tutto come le versioni contrastavano tra di loro. Un po’ come il sole lotta cercando la sua strada tra le nuvole, fino a che sfinito, lascia spazio alla pioggia.

Le forze dell’ordine nascosero una Beretta calibro 9 con il numero di matricola cancellata nel cruscotto del centoventisette di Moreno. E diramarono alla stampa un comunicato, che lasciava spazio a dubbi che facevano rabbrividire. Sostennero che il giovane avesse forzato il posto di blocco con l’auto impugnando una pistola e insabbiarono l’indagine parlando di legittima difesa da parte di un ragazzino poco più che ventenne in servizio di leva presso il comando dei carabinieri.

[Dedicato a quella infame cultura di destra che sta uccidendo tutto]

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  1. 11 Responses to “Numero di matricola assente”

  2. By Lullabye on feb 27, 2006 | Reply

    Ti è successo davvero?
    Pazzesco…in ogni caso ne succedono di merdate come queste,la vecchia Italia non so se ce la fa…ce la farà secondo te?
    E noi pochi speranzosi?
    Meglio esserci ed essere preparati.
    Alla meglio diventiamo pazzi!

  3. By Frassica on feb 28, 2006 | Reply

    mi auguro che questo racconto sia frutto della fantasia, ma temo di no. troppo verosimile, troppo possibile.
    brividi addosso.
    se posso dire, qui, più che di destra o di sinistra si parla di assassini.

  4. By flor on feb 28, 2006 | Reply

    è come un pugno dirtto in pancia… e quel bambino che sta per nascere… santocielo…

  5. By unageisha on feb 28, 2006 | Reply

    L’ho riletto con il fiato sospeso come la prima volta. Non perchè non mi ricordassi l’epilogo, ma perchè sai raccontare come pochi altri qui sanno fare. Bravo e grazie

  6. By stranigiorni on feb 28, 2006 | Reply

    merda psv. mi fai stare male.

  7. By Sioux on mar 1, 2006 | Reply

    porcaladra Preci.. sono senza parole.

  8. By lavalanga on mar 1, 2006 | Reply

    E pensare che una volta ho partecipato alle selezioni per entrare in polizia: le prove psicoattitudinali le ho superate tutte ma nel frattempo ho litigato con un polliziotto che tampinava un’altra partecipante e poi al colloquio con lo psicologo… laciamo ‘sta!
    Eppure mi sarebbe piaciuto lavorare alla scientifica: ma la mentalità delle forze dell’ordine è quella dei celerini. Nè più e nè meno (probabilmente sarei stata espulsa con ignominia nel giro di un mese o mi avrebbero sbattuto a Gaeta per il reso dei miei giorni)

  9. By Wynck L'Unno on mar 1, 2006 | Reply

    Keerch Precip

    W

  10. By stranigiorni on mar 1, 2006 | Reply

    ieri sera prima di addormentarmi ripensavo a questo racconto e mi stupivo della forza e della presenza narrativa di un personaggio che sembra minore, ma non lo è: il bambino che deve nascere. Quello che sembra un particolare in realtà da una forza straordinaria alla struttura. E fa star male perchè incarna una delle paure più ancestrali: lasciare da soli, per una cazzata, la propria moglie/compagna e un bimbo piccolo da allevare.
    uff.

  11. By eStrix on mar 2, 2006 | Reply

    scrivi molto bene… _
    cmq stanno facendo un gran casino, mescolando le carte non si capisce più niente! tra i metodi della polizia è certamente previsto il pestaggio, non facciamo finta di scoprirlo solo oggi perché qualcuno si è trovato nel posto con una videocamera! e se mi sforzo forse posso anche comprendere in parte… un delinquente resta delinquente al di là del colore e della razza… se poi è pure pericoloso… non so, posso comprendere le tensioni di quei momenti anche dal lato dei carabinieri, ragazzini ventenni o no… ricordi il mio post sulla partita di calcio? e le botte che si diedero i tifosi? la tazza del cesso lanciata per gioco contro mamme e bambini? beh io allora volevo, pretendevo che i poliziotti intervenissero con maggiore determinazione e invece subirono senza reagire…
    mah… queste sono tutte manifestazioni della degenerazione di un sistema che non funziona più... che non ha più regole ed evolve spontaneamente e in modo caotico…
    buonanotte
    Ely

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