Paolo
maggio 9th, 2007 | by p.s.v. |Feci l’amore per la prima volta con Alice, che avevamo appena 13 anni. Chiusi nella sua cameretta a studiare, lei cercava di aiutarmi a capire i logaritmi. Non li avrei capiti comunque, ma sapere di essere vicino a questa mia grassa compagna di scuola mi riempiva di adrenalina e voglia di scoprire il mondo. Alice che pesava molto più di me, aveva già un seno prorompente e ogni volta l’italiano o la matematica cercavo di capirli tra le sue tette. Non c’era nulla da fare ma per lo meno i 4 che il professore Tasca imperterrito scriveva alla fine di ogni mio compito, erano più che giustificati. Amavo le tette dell’Alice. Un giorno mi chiese di poter succhiarmi il pisello. Finimmo col fare l’amore in modo molto scomposto. Acerbo. Il giorno dopo in classe continuavamo a guardarci, fieri di essere gli unici, tra tutti i compagni di scuola ad aver avuto un rapporto sessuale completo. Le ragazzine, non appena Alice confidò ad una i suoi segreti, erano tutte intorno a lei, curiose di sapere cosa voleva dire scopare. Per Alice, oltre che godere, era una rivincita nei confronti di tutte queste sceme che da sempre l’avevano presa in giro per via del fisico. Lei, seppur grassa, era l’unica che era riuscita a fare l’amore con me. Che, bellino, a quell’età giravo già con la vespa 50 special che mio fratello mi concedeva all’insaputa dei miei genitori. L’invidia delle compagne non aveva confine. Mi ricordo la Katia, vissuta sempre come la più bella della classe, che aveva iniziato a mettere in giro la voce che l’Alice puzzava, per via che non si lavava la figa e allora ogni volta che le passava vicino, faceva il gesto di spruzzare un po’ di deodorante da una fantomatica quanto inesistente bomboletta spray, lungo quell’invisibile scia lasciata dal passaggio di Alice. Quelle meno invidiose invece chiedevano di nascosto com’era a fare l’amore, se era vero che si godeva tanto, o se invece si sentiva dolore. Se le era venuto fuori sangue la prima volta e se io avevo un bel pisello. I miei compagni erano invece molto più staccati, impegnati al gioco del calcio o a seguire Don Severino negli incontri settimanali dei gruppi parrocchiali. Io e l’Alice ci incontravamo regolarmente un paio di giorni la settimana. Mi piaceva quell’amore acerbo. Mi piacevano le sue cosce lunghe ma cariche di grasso ancora liscio. Mi piaceva il ventre ed il seno già grosso anche se non del tutto formato. Alice mi piaceva e non lo nascondevo. Avevo anche montato un manubrio più grande su cui appogiare il culo nella mia bicicletta da cross, per riuscire a portarla in giro quando non avevo la vespa color lilla. Un sabato sera chiesi a mia madre se potevo andare a dormire da Paolo, un mio compagno di scuola. Mia madre era contenta quando io andavo a dormire da qualche mio compagno di scuola, così non impazziva poi a girar le strade del paese per venirmi a cercare. Paolo era il compagno ideale da cui passare il sabato notte. Abitava lontano da me, ma soprattutto in casa non avevano ancora il telefono. Mia madre non si sarebbe mai permessa, in bicicletta, di venire a vedere se eravamo in casa, piuttosto che in giro a combinare casini. Anche perché, per volere della madre, Paolo era già mezzo prete. Apparentemente era sempre stato convinto di seguire la chiamata di dio che, a suo dire, avvenne quando lui faceva la terza elementare e fu miracolato perché uscito illeso da un incidente stradale pazzesco. Quella fu la chiamata di dio, disse sempre sua madre. E lui se ne convinse a forza di sentirlo dire, ho sempre pensato io. Comunque sia, Paolo era anche l’unico che mi accettava così com’ero. E a casa sua trovavo sempre un posto tranquillo dove stare.
Ma quel sabato sera, mentre tutti a casa di Paolo dormivano, scesi dalla finestra, presi la bicicletta da cross e me ne andai da Alice che nel frattempo, dopo essere scesa a sua volta dalla finestra di camera sua, mi stava aspettando in fondo alla via. Andammo a fare l’amore alle piscine del paese che erano appena state costruite. Mi ricordo che c’era l’acqua liscia illuminata da una luna piena fantastica, i grilli che cantavano e le lucciole che a tratti accendevano le loro lampadine. In lontananza si sentiva il suono di una sagra paesana e il profumo dell’aria sapeva di erba umida e fiori. Ricordo quella sera come una delle più belle mai passate in vita. Ricordo Alice piangere di un pianto commovente dovuto ad una gioia strana che, partita dal cuore, le aveva invaso il corpo.
Tornai a casa del mio amico che erano le 2 della notte e mi ritrovai con Paolo sveglio e incazzato. Sapeva perché ero uscito e si sentiva in qualche modo tradito. Diceva che non mi avrebbe più ospitato a casa e che l’indomani ne avrebbe parlato con sua madre. Io cercavo di convincerlo che non occorreva parlarne con sua madre, che mi avrebbe fatto un gran piacere starsene zitto. Ma lui iniziò a tirar fuori tutti i discorsi della lealtà e della sincerità nei confronti di dio e allora io pensai che sarebbero davvero stati cazzi.
Paolo era un ragazzino abbastanza alto per la sua età. Pallido in volto, aveva sempre le mani fredde e non seguiva la moda. Sua madre, che lo aveva bombardato con la storia della chiamata di dio, lo vestiva sempre con una camicia a quadri, dei pantaloni in velluto marrone, mentre ai piedi calzava sempre delle scarpe nere classiche con la suola in cuoio. Una volta al mese gli tagliava i capelli con la forbice di casa e così Paolo era a posto. La stessa giacca a vento gliela vidi portare dalla terza elementare fino l’inverno successivo all’entrata in seminario, quando Paolo aveva oramai 14 anni. In seconda media usava la bicicletta marrone di sua madre per venire a scuola e la domenica mattina faceva il chierichetto per don Severino. Era il ragazzino preferito dal prete del paese, certo che avrebbe seguito la sua stessa strada. Paolo non era nemmeno bravo a giocare a calcio, ma per sua madre questo non era un grosso problema. Lui se ne vergognava anche se non lo dava a vedere. Paolo studiava e faceva la sua vita, ma a quell’età, si sa, non basta.
Un Sabato, non so come, era riuscito a convincere sua madre – fuori casa per una gita con l’associazione “Anni d’argento”- a farmi venire a dormire a casa sua, al posto di dover andare a passare la notte da una sua zia. Non mi pareva vero.
Io non ero più insieme all’Alice. Effettivamente tutto quel grasso mi aveva rotto i coglioni. Poi tutti mi prendevano in giro e allora mi ero messo insieme alla Valeria che era una amica della Katia, ma un po’ più porca. Con la Valeria facevamo l’amore anche se non era brava come l’Alice. Però Valeria aveva i genitori separati e spesso era a casa da sola perché sua madre aveva una storia con un uomo nuovo ed era sempre fuori fino a tardi.
Quel giorno a casa di Paolo decidemmo di fare una cena con la Valeria e l’Alice che io riuscii a convincere a venire da Paolo. Bevemmo due bottiglie di vino in quattro che quando il papà dell’Alice venne a prendere sua figlia e la Valeria si incazzò come una bestia e ci assicurò che ne avrebbe parlato con i rispettivi genitori. Ma noi eravamo troppo ubriachi per farci le paranoie e decidemmo di bere anche la grappa che sua madre di Paolo teneva dentro la credenza per le grandi occasioni. Così io e Paolo rimanemmo svegli a parlare di tutto. Mi confidò del padre defunto sul lavoro, che fin da bambino lo trattava come una merda e lui aveva paura del mondo, ma che soprattutto suo padre si vergognava di lui perché un giorno lo trovò in bagno vestito da donna a ballare e cantare come Raffaella Carrà. Io ero ubriaco e non risi. Per fortuna che ci eravamo scolati la bottiglia di vino e la grappa. Perché per me, all’epoca, ballare vestito da donna imitando la Raffaella Carrà, voleva dire essere dei culattoni. E anche solo parlare di culattoni, a dodici anni, mi faceva ridere. Paolo mi raccontò che una volta suo zio lo trovò nel bagno che stava imitando Raffaella Carrà e senza dire nulla gli misa una mano in bocca e iniziò a leccargli il buco del culo. Mi raccontò della paura, del panico e delle lacrime. E sempre per via della grappa, Paolo mentre si raccontava ci rideva sopra come per prendersi in giro, per credere che non era accaduto niente che fosse così grave. Poi si fermò. E in un attimo me lo trovai sopra. Io che ero ubriaco iniziai a giocare con Paolo e come se stessimo pensando la stessa cosa ci trovammo a baciarci con la lingua come baciavo la Valeria o la Monica qualche volta. Paolo, che doveva farsi prete, per conto mio era quasi guarito e poi baciare Paolo non era tanto diverso da baciare la Valeria. Poi credo che la grappa era davvero tanto forte, perché mi ritrovai a succhiargli l’uccello mentre lui succhiava il mio. E dentro di me, sentivo il cuore battere che quasi mi esplodeva.
racconti , vita , adolescenza

10 Responses to “Paolo”
By Shotenzenjin on mag 9, 2007 | Reply
ebbravo Paolo….
By Ian on mag 9, 2007 | Reply
Bel racconto…ah, la vespa 50 special (mi fermo qui che ho già gli occhi lucidi)
Poi mi hai ricordato che si riusciva a vivere lo stesso (anzi, meglio) anche prima dell’invenzione del cellulare…eheheh
By capemaster on mag 9, 2007 | Reply
“Alice pesava molto più di me e delle sue compagne di classe.”
Insieme?
By p.s.v. on mag 9, 2007 | Reply
capemaster In effetti, maestro, sarebbe stato troppo. Come vedi i 4 delle medie avevano un senso
By Richie on mag 9, 2007 | Reply
Il bello di questro brano è che si capisce che l’hai scritto come lo avrebbe scritto un 13enne… “Io non ero più insieme all’Alice. Effettivamente tutto quel grasso mi aveva rotto i coglioni. Poi tutti mi prendevano in giro e allora mi ero messo insieme alla Valeria che era una amica della Katia, ma un po’ più porca.”
Bravo
“Paolo, che doveva farsi prete, per conto mio era quasi guarito” la mia frase preferita.
By diderot on mag 9, 2007 | Reply
notevole.
By biancaneve on mag 10, 2007 | Reply
immagino tutto e ti riamo
nel senso che tirare imperativo e nel senso che ti ri-amo come sempre
By capemaster on mag 10, 2007 | Reply
oh ma la mia era una battuta, non volevo fare il maestrino… io i 4 li prendevo al liceo :(
By intruder on mag 11, 2007 | Reply
Scusa, sono stupido ma…
Questa è veramente la tua vita? O sono storie, storie inventate?
By FulviaLeopardi on mag 12, 2007 | Reply
molto bello, tipo stream of consciousness ;)
ps i voti delle medie mica valgono