Scrittura terapia
ottobre 27th, 2008 | by p.s.v. |Marco ha 10 anni e vive una stanza dell’Hotel Napoli, in località Tavernelle, sulla strada che da Vicenza porta a Verona. Con lui suo padre Claudio, 44 anni e 160 milligrammi di metadone a mantenimento, operaio in un acciaieria del posto e il fratello Corrado, 24 anni, geometra tossico e culattone. Abitano una delle zone più luride, un agglomerato urbano nato a caso all’inizio degli anni 70 per far fronte al boom economico della città. Michela, moglie di Claudio e madre di Marco e Corrado, è stata rinchiusa in una comunità per pazzi psichiatrici oramai da qualche anno. Era il pilastro della famiglia, il collante che regalava stabilità e serenità agli altri al costo della propria. Si mise in testa che Marco non era più suo figlio, dopo essersi smarrita a causa di una ricaduta di Claudio con l’eroina. La sua sostanza preferita. Partita per chi sa quale viaggio, la donna non riconosceva più il figlio, impazzita d’un tratto ad appena 42 anni sotto il peso di una famiglia deviata ed inutile ai suoi occhi. Da lì a poco Claudio decise di trasferirsi. L’affitto della casa era troppo alto da sostenere, a fronte del costo quotidiano del paio di pere che gli garantivano la sopravvivenza.
Nell’angolo compreso tra i due divani letto in finta pelle comprati alla Gran casa, c’è ancora una damigiana da 54 litri completamente svuotata del vino. Sembra quasi un oggetto inserito appositamente per aiutare l’occhio dell’ospite a vedere meno schifo dentro quel cesso. Un’opera di un’artista. Un soprammobile. Invece, quella damigiana in vetro verde liberata dal suo contenuto è forse l’oggetto più importante inserito in quella povera stanza. L’oggetto che più d’ogni altro, ha la capacità di legare tra loro le vite, i drammi, l’amore, l’affetto, ma anche lo schifo, la noia, i tradimenti, il fallimento, la speranza della vita familiare. L’idea era venuta anni prima al dott. Roberto Scamon, psicologo del ser.t. di Vicenza, ai tempi in cui la famiglia frequentava un gruppo di auto aiuto per cercare di far fronte alle svariate dipendenze esistenti tra i vari componenti la famiglia.
“Voi avete bisogno di scrivere, immortalare i momenti, le ore, gli episodi della vostra vita” insisteva il dottore. “Avete bisogno di incidere i segni che hanno determinato negli anni i vuoti più duri che avete dovuto accettare. Ognuno per se, ovvio. E poi inserirli, legarli in uno spazio comune. Chessò, un quaderno, un contenitore, un file di un computer. Un album. Qualcosa che unisca le vostre vite, ma che allo stesso tempo permetta quell’anonimato necessario per farvi trovare il coraggio di essere veri. Schietti. Autentici. Nessuno può e potrà mai leggere i racconti di qualsiasi altro componente. Quel che conta, è che le vostre vite siano condivise in uno spazio comune. La vostra vita“.
La proposta del dott. Scamon rimase sospesa per anni, fino all’esplosione della malattia mentale di Michela e il conseguente ricovero.
L’idea della damigiana era venuta a Corrado, che dopo essersela scolata, l’aveva portata a casa ancora sporca. Quell’ampolla gigante in vetro verde, sarebbe stata l’inizio di una vera e propria terapia familiare, uno spazio comune che permettesse ad ognuno uno sfogo personale. Un cesso su cui vomitare.
La tecnica era semplice. Scrivere della propria vita su fogli A4, su parti di quaderno o normalissimi e anonimi pezzi di carta che, una volta ripiegati su se stessi, dovevano essere inseriti all’interno del contenitore dove si sarebbero andati ad unirsi ai vari pezzi di vita degli altri componenti la famiglia.
Iniziò Marco, in un pomeriggio sbiadito dalla pioggia e da certe paure, faticose da mandare via.
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Tags:racconti, scrittura terapia, vita
4 Responses to “Scrittura terapia”
By cassiera on ott 28, 2008 | Reply
una damigiana …o un blog. il nostro peridon.
By francesco on ott 28, 2008 | Reply
mi sa che vado a comprare una damigiana
By Irrisolta on ott 28, 2008 | Reply
Una damigiana e tanti tappi. E non so se il mio ce l’ho in bocca o su per il culo.
Irry
By vi on ott 28, 2008 | Reply
E si é riempita, la damigiana? O é stata lasciata a metá. Sembra una storia che vuole continuare, caro preci.