Stato di confusione [o familyday/2]
maggio 21st, 2007 | by p.s.v. |Un giorno mia mamma mi disse che non avrei più dovuto bere il latte con il nesquik e mi mise davanti alla tazza un barattolo di orzo. L’orzo mi faceva proprio schifo e poi non capivo mia mamma che quella mattina si impuntò con questa storia. Niente nesquik significava non bere più il latte, anche perché con il caffè era assurdo che me lo facessero bere, e il latte bianco mi faceva proprio cagare. Era assurdo, perché al supermercato Despar il nesquik costava come l’orzo, che poi era venduto in quella confezione bianca con stampata una immagine di un vecchio messo di profilo. Forse era anche per quell’immagine che mi faceva schifo. Vuoi mettere il nesquik, cazzo. Ma non era questione di prezzo o altro. Era mia mamma che una mattina come un’altra si impuntava su queste storie senza che vi fosse un reale motivo. Mi sembrava strana mia mamma e così iniziai a osservarla e mi accorsi che almeno per tre giorni a febbraio e altrettanti a marzo, lei era proprio fuori. Era nervosissima e rispondeva male sia a me che a mai sorella che è più grande di me di 7 anni. Mia sorella la mandava a cagare e si portava lo stesso Marco in camera facendolo entrare dalla finestra. Certo che tutto in un attimo, vedere mia mamma avere questi trip, mi faceva pensare parecchio. Allora chiesi a Stefano se anche sua madre gli aveva vietato di bere il latte con il nesquik, ma lui mi disse che manco beveva il latte e che sua madre lo aveva abituato a prendere il thè coi biscotti. Però mi confidò che da un giorno all’altro non gli permise più di arrivare fino alle piscine con la bicicletta. Diceva che il mondo era cambiato e che oramai c’erano troppe macchine in giro e che sarebbe stato troppo pericoloso. Stefano mi disse di aver messo da parte dei soldi e che se volevo mi avrebbe comprato lui alcune scatole di nesquik. Ma a questo punto non era più questo il problema. Allora decisi di andare a parlare con mio padre, per via della storia che vedevo mia madre strana. Mio padre mi disse che potevo bere tutto il latte e nesquik che volevo e di non badare mia madre, che lei si era fottuta il cervello. Pensai che forse avevano litigato.
Stefano mi chiese di potergli tenere una bicicletta a casa mia, così il pomeriggio se la veniva a prendere e poteva andare dove voleva. Allora gli consigliai di parlare con suo padre, di chiedergli cosa ne pensava del fatto che sua madre gli aveva vietato di andare fino alle piscine in bici. Il giorno dopo lo incontrai durante la ricreazione a scuola e mi disse che aveva parlato con suo padre e che adesso era più confuso di prima. Mi confidò che suo padre gli aveva detto che avrebbe potuto girare tutto il paese in bici e che non doveva badare sua madre che quella era scema. Allora io gli dissi che forse avevano litigato. Un giorno, mentre stavamo creando un passaggio che ci avrebbe permesso di poter entrare nella scuola il pomeriggio quando non c’era nessuno, io e Stefano pensammo che era meglio che i nostri genitori continuassero a litigare e che in fondo si stava bene così.
Un giorno che la maestra Antonietta aveva i coglioni girati, voleva a tutti i costi che io aiutassi la Giorgia a fare degli esercizi di matematica ma io non volevo perché la Giorgia mia faceva schifo e volevo stare con la Cristina. Allora vidi la maestra incattivirsi come non avevo mai visto prima. Non la riconoscevo più. Allora pensai che aveva sicuramente litigato con suo marito e che suo marito mi avrebbe detto che quella era deficiente e che avrei potuto tranquillamente stare insieme con la Cristina a fare la matematica. Le dissi che a me non interessava quello che diceva e che comunque secondo me aveva ragione suo marito anche se non sapevo il motivo per cui avevano litigato. La maestra a quel punto chiamò al telefono i signori Aronica che erano gli unici nella via che avevano il telefono, e dopo dieci minuti le passarono mia madre al telefono. La maestra parlò con mia madre a bassa voce per pochi secondi, poi riattaccò e mi disse di aspettare dalla bidella che mia mamma sarebbe venuta a prendermi perché da quel momento ero sospeso da scuola per una settimana. A quel punto erano guai, perché sapevo che ne avrei prese tante. Allora cercavo di concentrarmi e capire se mia madre quella mattina si era alzata con una buona giornata oppure stava passando quei giorni strani come gli capitava ogni mese. Ma mi pareva che quella mattina fosse buona, e già questa cosa mi aveva messo tranquillo. La mia speranza era mio papà, che sicuramente avrebbe detto a mia madre che avevo ragione io e che la maestra non capiva un cazzo. Ma quel giorno mio padre aveva il turno in fabbrica alla Lanerossi fino alle sei di sera e quindi me la dovevo vedere solo con mia madre. Che mi ammazzò di botte fino a farmi piangere. Fino a non sentire più il dolore delle sberle che mi dava. Giurai a me stesso che avrei raccontato tutto a mio padre, ma era ancora lunga aspettare fino al suo ritorno. Così, mentre mia madre era andata in bagno a sciacquarsi la mano con cui mi aveva riempito di botte, io infilai la porta e me ne andai con la bicicletta di Stefano a cercare rifugio nel vano caldaie della piscina. Decisi di aspettare lì fino alle sei e non avendo l’orologio della comunione, che mia madre mi permetteva di usare solo la domenica per la paura che lo rompessi, dovevo capire l’orario dal suono delle campane. Poco dopo le sei arrivai a casa tranquillo, convinto che mio padre mi avrebbe preso da una parte e m’avrebbe parlato dell’idiozia delle donne. Vidi mio padre uscire dalla camera da letto, dove aveva parlato con mia mamma. Mi disse di seguirlo in camera mia dove chiuse la porta con due giri di chiave. A quel punto gli dissi che la stronza della maestra aveva i giorni strani addosso e solo per quel motivo mi sospese da scuola. Poi non ricordo più nulla, se non un risveglio faticoso sul mio letto e la faccia gonfia di botte. Mio padre mi aveva menato talmente tanto che sentivo ancora il suono delle sberle. Non capivo più niente e mi sentivo tutto confuso. Pensai che anche gli uomini soffrissero di quei giorni strani e così decisi di chiedere a Stefano se avesse mai notato che suo padre per tre, quattro giorni al mese era schizzato come una donna. Ma Stefano mi disse che suo padre era schizzato sempre e che lo riempiva di botte almeno tre giorni la settimana. A quel punto, pensammo che forse gli uomini soffrissero più delle donne ed in quei giorni erano pure più maneschi. L’unica cosa, era di controllare mio padre per vedere come si alzava e come stava durante la settimana. Mi misi tranquillo, segnando tutto in un quaderno a righe. Giorno per giorno descrivevo come si alzava, come mi diceva le cose, se rideva oppure no e quante sigarette fumava. La stessa cosa la faceva Stefano a casa sua. Poi, dopo un mese avremmo dovuto trovarci e confrontare i risultati della ricerca. Ma questo studio era davvero difficile da fare perché mio padre mi diceva sempre di non badare mia madre quando non mi lasciava fare una cosa, che lei era scema e che io dovevo chiedere solo a lui che era il capo famiglia. Mio padre quando faceva così mi era simpatico perché io potevo fare quello che volevo. Ma poi gli veniva il trip e allora mi menava. Secondo me era mia madre che gli diceva di menarmi perché non avevo osservato un suo ordine. E allora mio padre mi diceva che se mia madre aveva detto una cosa, quella doveva essere fatta, e io non ci capivo più un cazzo. Mia mamma era cattiva di suo, perché una che preferisce il latte con l’orzo piuttosto che con il nesquik era pazza davvero. E questa cattiveria a mio padre stava sul cazzo e allora prima mi diceva di non badare mia madre perché era scema e poi mi menava se non avevo rispettato un suo ordine. Per conto mio i genitori sono tutti deficienti.

5 Responses to “Stato di confusione [o familyday/2]”
By biancaneve on mag 21, 2007 | Reply
e adesso cosa bevi a colazione?
By FulviaLeopardi on mag 22, 2007 | Reply
potevi sempre provare l’orzo con il latte
ideale come emetico
By Shotenzenjin on mag 23, 2007 | Reply
io anche adesso…alla veneranda età di 37 anni bevo il latte con il nesquik…..
By p.s.v. on mag 23, 2007 | Reply
Shotenzenjin, Leopardi, Biancaneve Cosa c’entra?
By laflauta on mag 24, 2007 | Reply
eheheh…spettacolare preci, spettacolare.
Quando scrivi da adolescente… scrivi davvero da adolescente!
(evviva la sindrome premestruale, altro che il nesquik..)