Vagoni

aprile 11th, 2007 | by p.s.v. |

Nel vagone del treno che mi porta al lavoro c’è un silenzio ovattato. Ferro su ferro. Gli unici suoni sono lo stridere delle ruote a rompere le rotaie e la voce bassa di una ragazza che sta raccontando alle amiche la disavventura capitatagli due giorni prima. Parlano di infezioni vaginali. Una roba che i medici avevano scambiato per ernia renale e che invece era semplicemente un’infezione della figa, che presa in ritardo aveva creato grosse difficoltà alla ragazza. Lei lo racconta come se fosse la cosa più importante accadutagli fino ad ora. “Imbottita di flebo mi han portata dal medico chirurgo, che mi ha diagnosticato una ernia renale. Mi ha fatto prendere dell’antibiotico a mia insaputa, ed essendo allergica mi ha ustionato la pelle come fossi passata sul fuoco. Poi l’illuminazione di un dottore fresco di laurea, forse tirocinante. Quello decide di guardarmi in mezzo alle gambe e ci becca”. Decido di non ascoltare lo scrivere di questa fighetta poco più che vent’enne. La ragazza è bella come una luna piena, ed io rischierei di fissarla tra le gambe, come spesso mi accade. Il sole, filtrato dal finestrino, ricopre il mio corpo ed io mi lascio colpire, andare, tanto che il viaggio mi appare fin troppo corto. La luce del sole mi riscalda, in questa mattina ancora fresca ma che promette calore al sangue. I ragazzi ricominciano la scuola dopo le vacanze pasquali. Sono fulminati da giorni di festa e la scuola appare per loro un castigo di dio. Rigiro gli occhi per un attimo verso la solita, bellissima ragazza. Il suo accento meridionale inserisce la prima per raccontare ad un’altra compagna di viaggio, salita nel frattempo, il solito infinito calvario, tra il silenzio di questa mattina che sembra ancora iniziare e il ferro della macchina. “Imbottita di flebo mi han portata dal medico chirurgo, che mi ha diagnosticato una ernia renale. Mi ha fatto prendere dell’antibiotico a mia insaputa, ed essendo allergica mi ha ustionato la pelle come fossi passata sul fuoco. Poi l’illuminazione di un dottore fresco di laurea, forse tirocinante. Quello decide di guardarmi in mezzo alle gambe e ci becca”. Ha le gambe accavallate, avvolte da un jeans aderente. Stretto. Questa volta non posso ritirarmi dal guardare. La fisso. Sperando in un cambio delle leve, un riaccavallarsi delle gambe per poter vedere fino a chissà dove. Tutto sembra davvero al suo posto. Le scarpe basse tipo ballerina come vanno adesso, donano grazia ai piedi e uno slancio sicuro del corpo. Una maglietta corta ed aderente lascia intravedere un ombelico da panico. Continuo a fissarla, passando dalle caviglie rimaste scoperte, alle cosce, fino ad arrivare al seno. Immagino il dottore fresco di laurea forse tirocinante, che decide di guardarle la figa. Immagino la poesia del momento. “Si tolga le mutande signora”. Che il freno del treno stride al punto da farmi male alle orecchie. Sono arrivato a Vicenza e devo scendere.
Mi fermo al bar della stazione. Ho bisogno di un caffé per potermi rialzare da questo sogno appena concluso in modo così drastico. Ne ho bisogno per poter riavviare il motore della realtà, per poter capire di essere alla stazione d’arrivo di questo mio viaggio da pendolare del lavoro. Ho pochi minuti per raggiungere l’ufficio. La stazione è viva da un pezzo anche se non sono ancora le otto. Cerco di dare alla camminata un tono maggiore, che a meno di venti metri di fronte a me vedo la ragazza dell’infezione vaginale, percorrere la strada nella mia stessa direzione. Si gira un paio di volte, come se si fosse accorta della mia presenza. O come se mi stesse tenendo a bada. Come se i miei occhi se li sentisse ancora attaccati alle gambe, appiccicati all’ombelico, alle tette. O a cercare la figa. Io tengo il passo e mi avvicino sempre più. Si gira ancora dando alle bellissime gambe la spinta per allungare nuovamente. Ci incrociamo con lo sguardo un’ultima volta, sotto il portone in vetro del palazzo di via Napoli 32 e quasi a farlo apposta mi chiude la porta dell’ascensore in faccia. Arrivo in ufficio coi miei soliti due minuti di ritardo ed il cuore che pompa sangue. Il coglione del direttore alza gli occhi dal foglio che sta fingendo di leggere, con quella maschera che si ritrova ad usare anche con sua moglie. Mi fa notare che sono ancora in ritardo. Mi guardo intorno e vedo Stefy già seduta nella sua scrivania, indaffarata a parlare con Luisa. Cerco di salutarla, di fissarla tutta. Di morderla con lo sguardo. Inutilmente. “Imbottita di flebo mi han portata dal medico chirurgo, che mi ha diagnosticato una ernia renale. Mi ha fatto prendere dell’antibiotico a mia insaputa, ed essendo allergica mi ha ustionato la pelle come fossi passata sul fuoco. Poi l’illuminazione di un dottore fresco di laurea, forse tirocinante. Quello decide di guardarmi in mezzo alle gambe e ci becca”. ”
Ma vaffanculo, stronza

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  1. 4 Responses to “Vagoni”

  2. By Samuele on apr 12, 2007 | Reply

    Io le donne con le ballerine ai piedi le scarto a priori. Sono fatto così!!

  3. By .kri on apr 12, 2007 | Reply

    ora basta, io ho deciso che smetto di leggerti.
    Non ho ancora digerto che mi sono riconosciuta nella Sandra, e ora mi ritrovo con te nel treno a guardare eccitata le gambe di un’adolescente.
    mavaffanculova.

  4. By Richie on apr 14, 2007 | Reply

    Certi pensieri sono un’ossessione come quel dente cariato su cui non puoi fare a meno di passare la lingua

  5. By Lullabye on apr 14, 2007 | Reply

    ah…le infezioni vaginali…:)

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