Transex disperata
gennaio 12th, 2009 | by p.s.v. |Aveva deciso per il grande passo Bob, inserendo un annuncio su Morena sex. Spogliato dei suoi vestiti di facciata aveva indossato l’intimo femminile che nascondeva sotto la ruota di scorta della sua Ford Escort bianca, diventando Luana. Luana trans cercava un uomo da succhiare, baciare, che in fondo lei era dolce, anche se nella vita aveva dovuto scolpire i tratti del proprio viso in modo duro. Deciso. Ma Bob non era certo un maschio, dentro i suoi rotoli di grasso, nei suoi lunghi e ricci capelli, nel suo fisico tozzo.
“Luana, 40enne insospettabile nella vita normale, si traveste solo in privato (come nelle foto). Sono affidabile, non mercenaria, pulita, riservata, parzialmente depilata, passiva. Cerco singoli bsx attivi, sorelline o coppie, per divertimento reciproco, che sappiano apprezzare il mio accogliente fondo schiena. Se sei mercenario o perditempo, evita di scrivere; solo persone decise e serie. Non posso ospitare ma accetto motel; sono disponibile nelle mattine o pomeriggi feriali. Zona Padova e provincia; mi sposto senza problemi. Graditissimi singoli sposati, amanti di culo e bocca ed incompresi dalle mogli.”
In quell’unica foto Luana appariva da dietro, con le mani ad aprirsi il buco del culo. Lo voleva sfondato quello sfintere. Lo desiderava pieno più d’ogni altra cosa. Marisa, la sua compagna e convivente, non sospettava di niente passando le sue giornate ad aspettare Bob, che nella Cooperativa di via Anelli a Padova dov’era presidente, non appena i colleghi se ne andavano, si attaccava ad Internet aspettando una risposta al suo annuncio. Aspettando di poter essere finalmente sfondata da un cazzo vero, un muscolo pompato da sangue umano. E poi sperma da ingoiare, una bocca da baciare, dei grossi piedi da leccare. Succhiare. Fino ad una mattina, che Bob si alzò strano, con una voglia lieve che gli accarezzava il ventre. Si vestì di fretta e partì per il lavoro, anche se la domenica la Cooperativa era chiusa. Due giri di chiave nella porta dell’ufficio che era già nudo. Poi il perizoma, i collant, la minigonna e il reggiseno a tenergli stretto il rotolo di grasso che gli circondava il petto, formando le tette che aveva sempre sognato. La cipria, il rossetto, il rimmel e un paio di scarpe tacco 10, comprate da Pittarello fingendo fossero un regalo per Marisa. Il computer, lento come sempre nell’accensione, gli permise qualche passo su e giù per gli uffici sentendosi pienamente donna, soprattutto con quelle palline cinesi infilate nel buco del culo e i cui movimenti lo eccitavano in modo disarmante. Ma voleva un uomo, Bob. Voleva un uomo da mordere e succhiare. Aveva bisogno di sentirsi donna. Internet non funziona. Riprova. Internet non funziona ancora. Ma poi un sussulto, provocato dal movimento delle palline cinesi, che Bob legge come un segno del destino intuendo che il modem è staccato. Tutto ritorna alla calma. Internet è a posto. Morena sex. Mail personale. Messaggio privato. Apri. Il cuore che batte, che parte per i cazzi suoi. Apri. Le palline cinesi che iniziano a muoversi da sole, pur senza alcun movimento del culo. Apri. La testa che pare scoppiargli. Apri. La bocca impastata, già colma di sperma. Apri.
“Ciao, sono Federico. E’ un po’ che ti sto sognando, guardando il tuo annuncio su Morena sex. Vorrei incontrarti. Fare l’amore con te. Ho 29 anni e posso ospitare. Abito a Bologna e in allegato ti invio alcune mie foto”.
Bob deve alzarsi, è troppo agitato. “Cammina Bob, cammina“. Bob cammina sentendo le palline cinesi inviare al ventre e al cervello dei segnali inequivocabili. “Sono una donna, sono una troia nata male. Ma voglio vivere comunque e vivrò questa avventura fino in fondo, costi quel che costi“. La risposta è netta. Bob non vuole aspettare. Non può.
“Ciao Federico, sono Luana. Sei bellissimo e voglio conoscerti. Io posso solo domani, poi ho molti impegni di lavoro”.
Due giri per gli uffici con il cazzo che nel frattempo ha iniziato a gonfiarsi e poi il computer. Morena sex. Mail personale. Messaggio privato. Apri. Il cuore che batte, che parte per i cazzi suoi. Apri. Le palline cinesi che iniziano a muoversi da sole, pur senza alcun movimento del culo. Apri. La testa che pare scoppiargli. Apri. La bocca impastata, già colma di sperma. Apri.
“Ti aspetto domani mattina, mi prendo una giornata di ferie solo per te. Ti allego indirizzo e numero di telefono. Ti voglio. Ciao Federico”.
La strada per Bologna sembra infinita e infiniti paiono i pensieri a stringergli la mente e lo stomaco. Un caffè in autogrill e poi via, di corsa. Non può permettersi di pensare a Marisa. “Marisa non merita questo, sei un testa di cazzo Bob. Una troia, un frocio di merda. Un culattone”. E poi sua madre a Torino, sua madre che l’ha sempre difeso comunque. Ovunque. E suo padre, la sua sfida eterna. L’odio provato nei suoi confronti. “Non devo pensare a mio padre che altrimenti non godo”. Per poi tornare a Marisa, al suo desiderio di maternità. Il sentirsi fallito, un culattone di merda. Ma anche la voglia di incontrare Federico, farsi sfondare il culo, succhiargli il cazzo, farsi pisciare addosso. E’ confuso Bob, molto confuso. Arriva a Bologna in via Toscana che sotto il suo vestito migliore è già preparato ad accogliere Federico. Collant, perizoma, reggiseno. Prima di scendere dall’auto, si toglie le sue scarpe per infilarsi quelle da troia. La voce di Federico lo invita a salire. L’appartamento al quarto piano non è servito da ascensore e le scale sono infinite. Bob le percorre insieme ai suoi pensieri, ai suoi sensi di colpa, alle sue voglie, alle sue frustrazioni. Marisa, sua madre, suo padre, il cane di famiglia che in casa quand’era piccolo aveva un posto speciale oltre che una lavatrice tutta per lui. Moltissimi flash in quei pochi metri di dislivello. I ragazzini che gli piacevano fin dalle elementari, la sua prima cotta, il bisogno di travestirsi, di sentirsi donna, il dovere di nascondere la sua vera identità sessuale, Marisa che vuole un figlio, le botte di suo padre, il cane di merda, le palline cinesi, morena sex, lo schifo, il sentirsi merda, la voglia di farsi sfondare quel culo grasso, ingoiare sperma, il professore di educazione fisica che lo aveva trovato a imitare Raffaella Carrà nella palestra delle scuole medie vestito con le sole mutandine rubate ad una compagna di classe. Fino all’arrivo al quarto piano. Il campanello di Federico. La porta che si apre.
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One Response to “Transex disperata”
By nikink on gen 21, 2009 | Reply
molto bello, empatico
detesto i finali sospesi ma questo è semplicemente perfetto