Gemma

febbraio 16th, 2009

Non so se la vita abbia tatuato nei nostri corpi strade “diverse”, o quelle stesse strade ce le siamo scolpite noi. Roccia strana, stratificata. Troppo spesso fragile. Ma con una capacità sorprendente di indurirsi a fronte degli avvenimenti. Vite. Su cui i rami dei nostri alberi hanno deciso di volgere. O ne hanno cercato riparo, trovandolo spesso in nuvole di inconsistenza. Troppa luce. Abbagliante come la tua speranza. Che leggo tra le righe o sento guardando il mio viso spezzato su certi pezzi di specchio. Le tue risposte spesso sono le mie. Così come le domande che ti poni. A volte sei così scazzata da sputare in faccia alla vita. In altre occasioni è il tuo vivere di stomaco a regalarti l’aria che ti serve. Il cervello lo usi, certo. Ma è un posto come altri, che quasi ti sta stretto. Mi sta stretto. La calma è un bisogno, così come il casino. La vita sospesa, tirata al limite è sangue che nutre. Che scorre dentro a qualsiasi fogna di una qualunque città del mondo. Basta sia vicina al sole. Coerente alla tua linea, che per molti non c’è. Fedele alla tua voglia di vivere oltre e forse anche di morire. Come in queste giornate che sanno di pioggia e catrame.

In quiete. Quanta violenza può contenere un soffio? Quanta disperazione un sussurro? In quiete non è come dire relax credetemi.(Giovanni Lindo Ferretti)

Tags:, , , ,

The lollipops of my father

febbraio 2nd, 2009

Ero confuso e piangevo ancora. Faticavo a capire mio nonno che mi chiedeva di alzarmi, mentre con un fazzoletto cercava di ripulirmi il viso dal sangue che ancora mi segnava. Si alzò. Prese la prima borsa che gli capitò tra le mani. La usavo per andare a giocare a calcio. Il borsone della Robur era ancora sporco di fango. Non ne fece caso. Gettò alla rinfusa un paio di Jeans, dei pantaloni in velluto grossi. E poi mutande, magliette e pesanti maglioni di lana. Lo guardavo senza dire niente, catturando i segni del suo viso. E gli occhi col taglio triste. Quando l’espressione dei suoi occhi neri si faceva così spontaneamente pensierosa, il suo stomaco era una miscela carica di dinamite. Dolore. E rabbia.
“Vestiti Ivan” – mi disse con un tono dolce ma deciso – “che non puoi venire via in mutande”. Mi regalò un sorriso leggero. Mi vestii di fretta e via, senza dire niente. Che nessuno comunque si sarebbe accorto di nulla.
Scendemmo le scale veloci e senza tanto guardarci alle spalle raggiungemmo il suo Fiat 124 bianco. Lui teneva il borsone in mano. Io tentavo di tenergli il passo. Di certo non mi rendevo conto cosa stava veramente accadendo attorno e dentro me. Poco prima ero chiuso in camera a piangere lacrime di uno strano colore rosso, cercando comunque di giustificare qualcosa di atroce, un buco nero. Ed ora ero qui con mio nonno Vito, un borsone con dei vestiti dentro. E un auto che correva abbastanza per raggiungere chissà quale direzione.

Tags:, ,

A me leggere mi fa schifo devo dire

gennaio 21st, 2009

A me mi piace leggere solo qualche volta perché non sempre ho voglia di prendere in mano un libro e leggerlo. Il mio primo incontro con un libro è stato all’età di 5 anni quando ero ancora alle scuole materne ma però ho iniziato a leggere all’età di 6 anni quando facevo la prima elementare. Io come genere di libro preferisco quello fantastico, perché per me è più bello di quello realistico. Io non ho luoghi dove leggere e leggo dove mi capita, beh qualche volta leggo in camera mia ma non sempre però. Beh siccome io non avendo luoghi dove leggo allora non posso descrivere nessun luogo. Io leggo quando mi capita sopratutto al pomeriggio. Io un libro lo vorrei con tante pagine scritte e anche un po’ di disegni ma non tanti. Pero devo dire che alla mia famiglia gli piace leggere, ma a mia sorella non tanto perché è un po’ come me. A me leggere mi fa schifo devo dire.

Tags:, ,

Transex disperata

gennaio 12th, 2009

Aveva deciso per il grande passo Bob, inserendo un annuncio su Morena sex. Spogliato dei suoi vestiti di facciata aveva indossato l’intimo femminile che nascondeva sotto la ruota di scorta della sua Ford Escort bianca, diventando Luana. Luana trans cercava un uomo da succhiare, baciare, che in fondo lei era dolce, anche se nella vita aveva dovuto scolpire i tratti del proprio viso in modo duro. Deciso. Ma Bob non era certo un maschio, dentro i suoi rotoli di grasso, nei suoi lunghi e ricci capelli, nel suo fisico tozzo.

“Luana, 40enne insospettabile nella vita normale, si traveste solo in privato (come nelle foto). Sono affidabile, non mercenaria, pulita, riservata, parzialmente depilata, passiva. Cerco singoli bsx attivi, sorelline o coppie, per divertimento reciproco, che sappiano apprezzare il mio accogliente fondo schiena. Se sei mercenario o perditempo, evita di scrivere; solo persone decise e serie. Non posso ospitare ma accetto motel; sono disponibile nelle mattine o pomeriggi feriali. Zona Padova e provincia; mi sposto senza problemi. Graditissimi singoli sposati, amanti di culo e bocca ed incompresi dalle mogli.”

In quell’unica foto Luana appariva da dietro, con le mani ad aprirsi il buco del culo. Lo voleva sfondato quello sfintere. Lo desiderava pieno più d’ogni altra cosa. Marisa, la sua compagna e convivente, non sospettava di niente passando le sue giornate ad aspettare Bob, che nella Cooperativa di via Anelli a Padova dov’era presidente, non appena i colleghi se ne andavano, si attaccava ad Internet aspettando una risposta al suo annuncio. Aspettando di poter essere finalmente sfondata da un cazzo vero, un muscolo pompato da sangue umano. E poi sperma da ingoiare, una bocca da baciare, dei grossi piedi da leccare. Succhiare. Fino ad una mattina, che Bob si alzò strano, con una voglia lieve che gli accarezzava il ventre. Si vestì di fretta e partì per il lavoro, anche se la domenica la Cooperativa era chiusa. Due giri di chiave nella porta dell’ufficio che era già nudo. Poi il perizoma, i collant, la minigonna e il reggiseno a tenergli stretto il rotolo di grasso che gli circondava il petto, formando le tette che aveva sempre sognato. La cipria, il rossetto, il rimmel e un paio di scarpe tacco 10, comprate da Pittarello fingendo fossero un regalo per Marisa. Il computer, lento come sempre nell’accensione, gli permise qualche passo su e giù per gli uffici sentendosi pienamente donna, soprattutto con quelle palline cinesi infilate nel buco del culo e i cui movimenti lo eccitavano in modo disarmante. Ma voleva un uomo, Bob. Voleva un uomo da mordere e succhiare. Aveva bisogno di sentirsi donna. Internet non funziona. Riprova. Internet non funziona ancora. Ma poi un sussulto, provocato dal movimento delle palline cinesi, che Bob legge come un segno del destino intuendo che il modem è staccato. Tutto ritorna alla calma. Internet è a posto. Morena sex. Mail personale. Messaggio privato. Apri. Il cuore che batte, che parte per i cazzi suoi. Apri. Le palline cinesi che iniziano a muoversi da sole, pur senza alcun movimento del culo. Apri. La testa che pare scoppiargli. Apri. La bocca impastata, già colma di sperma. Apri.

“Ciao, sono Federico. E’ un po’ che ti sto sognando, guardando il tuo annuncio su Morena sex. Vorrei incontrarti. Fare l’amore con te. Ho 29 anni e posso ospitare. Abito a Bologna e in allegato ti invio alcune mie foto”.

Bob deve alzarsi, è troppo agitato. “Cammina Bob, cammina“. Bob cammina sentendo le palline cinesi inviare al ventre e al cervello dei segnali inequivocabili. “Sono una donna, sono una troia nata male. Ma voglio vivere comunque e vivrò questa avventura fino in fondo, costi quel che costi“. La risposta è netta. Bob non vuole aspettare. Non può.

“Ciao Federico, sono Luana. Sei bellissimo e voglio conoscerti. Io posso solo domani, poi ho molti impegni di lavoro”.

Due giri per gli uffici con il cazzo che nel frattempo ha iniziato a gonfiarsi e poi il computer. Morena sex. Mail personale. Messaggio privato. Apri. Il cuore che batte, che parte per i cazzi suoi. Apri. Le palline cinesi che iniziano a muoversi da sole, pur senza alcun movimento del culo. Apri. La testa che pare scoppiargli. Apri. La bocca impastata, già colma di sperma. Apri.

“Ti aspetto domani mattina, mi prendo una giornata di ferie solo per te. Ti allego indirizzo e numero di telefono. Ti voglio. Ciao Federico”.

La strada per Bologna sembra infinita e infiniti paiono i pensieri a stringergli la mente e lo stomaco. Un caffè in autogrill e poi via, di corsa. Non può permettersi di pensare a Marisa. “Marisa non merita questo, sei un testa di cazzo Bob. Una troia, un frocio di merda. Un culattone”. E poi sua madre a Torino, sua madre che l’ha sempre difeso comunque. Ovunque. E suo padre, la sua sfida eterna. L’odio provato nei suoi confronti. “Non devo pensare a mio padre che altrimenti non godo”. Per poi tornare a Marisa, al suo desiderio di maternità. Il sentirsi fallito, un culattone di merda. Ma anche la voglia di incontrare Federico, farsi sfondare il culo, succhiargli il cazzo, farsi pisciare addosso. E’ confuso Bob, molto confuso. Arriva a Bologna in via Toscana che sotto il suo vestito migliore è già preparato ad accogliere Federico. Collant, perizoma, reggiseno. Prima di scendere dall’auto, si toglie le sue scarpe per infilarsi quelle da troia. La voce di Federico lo invita a salire. L’appartamento al quarto piano non è servito da ascensore e le scale sono infinite. Bob le percorre insieme ai suoi pensieri, ai suoi sensi di colpa, alle sue voglie, alle sue frustrazioni. Marisa, sua madre, suo padre, il cane di famiglia che in casa quand’era piccolo aveva un posto speciale oltre che una lavatrice tutta per lui. Moltissimi flash in quei pochi metri di dislivello. I ragazzini che gli piacevano fin dalle elementari, la sua prima cotta, il bisogno di travestirsi, di sentirsi donna, il dovere di nascondere la sua vera identità sessuale, Marisa che vuole un figlio, le botte di suo padre, il cane di merda, le palline cinesi, morena sex, lo schifo, il sentirsi merda, la voglia di farsi sfondare quel culo grasso, ingoiare sperma, il professore di educazione fisica che lo aveva trovato a imitare Raffaella Carrà nella palestra delle scuole medie vestito con le sole mutandine rubate ad una compagna di classe. Fino all’arrivo al quarto piano. Il campanello di Federico. La porta che si apre.

Tags:, , , ,

Le mestruazioni della Ludo

gennaio 9th, 2009

Mia mamma e mio papà questa mattina che mi dico saranno state le 7 hanno incominciato a litigare per via che mia mamma gli veniva fuori sangue e diceva che era tutta la notte che aveva l’emmoraggia e ha incolpato mio papà che a lui non gli interessa mai quando lei ha l’emmoraggia tutta la notte e invece dorme sempre. Mio papà subito non diceva niente e invece mia mamma era incazzata e poi mio papà mi ha detto di non preoccuparmi che succede sempre che le donne c’hanno le loro emmoraggie una volta al mese e allora mia mamma si è incazzata ancora di più e gli ha detto che è uno stronzo e figlio di puttana pure. Poi dopo avergli detto stronzo e figlio di puttana, siccome stava bevendo il caffè, gli ha tirato il caffè addosso e gli ha sporcato anche il piagiama. Allora mio papà gli ha detto vaffanculo te e le tue mestruazioni e allora io mi sono messo tranquillo per via che ho capito come mai mia mamma aveva tutte quelle emmoragie questa notte. Infatti una volta che ero a casa della Ludo, la Ludo mi ha portato in bagno che loro vicino al water hanno un cestino e mi ha mostrato un pannolino piccolo che era sporco di sangue e mi ha detto che era di sua sorella e che anche a lei quando gli verrà fuori il sangue dalla passera vuol dire che potrà avere bambini. A casa della Ludo abbiamo giocato a fare finta che la Ludo aveva le mestruazioni e allora si è messa dentro le mutande il pannolino di sua sorella e diceva di essere tutta nervosa perché neanche quel mese si era presa incinta perché quando ti vengono queste storie vuol dire che non ti sei ancora presa incinta e allora adesso che ci penso bene non riesco a capire mia mamma che gli vengono ancora fuori queste mestruazioni eppure mi ha già comprato sia me che mia sorella. Comunque sia io credo che mio papà è stato bravo a stare tranquillo questa mattina, ma forse è per via che lui aveva ancora sonno oppure è scemo.

Tags:, ,

Facebook morirà a giugno

gennaio 8th, 2009

In questi quattro giorni di ferie, poche le cose da fare. Vuoi per il tempo, vuoi che sono davvero molto stanco, vuoi che i miei due figli hanno iniziato la scuola. Fatto sta che spesso mi sto ritrovando a cazzeggiare sul mio bloggettino di merda. Lo guardo spesso, lo tocco, lo giro e lo rigiro, lo accerezzo e lo bacio. A volte mi par quasi d’esserne ancora innamorato. Ci sto passando del tempo, insomma. Dieci, dodici, perfino sedici ore al giorno. Nei pochi momenti di pausa poi, mi ritrovo intrippato a sistemare facebook, friendfeed, e persino twitter. Roba da non crederci. Cose di cui avevo l’account ma che fortunatamente la mia vita aveva sempre evitato di invischiarsi, cadere. Schiantarsi. Memore forse di vecchie minchiate accadute tra bloggerelli idioti e chat nei primi anni del millennio. In alcuni momenti riesco anche a risvegliarmi da questo torpore scemo. Ma poi no, vuoi forse per la noia, o per questo bisogno stronzo di annullare se stessi. E allora ritorno, a sistemare profili, avatar di merda, interessi, donne da fottere, link del cazzo, feed, controllo della situazione totale. Che tristezza, a pensarci. Oggi leggevo Coniglione, uno dei pochi blog che vale la pena iniettarsi nelle vene la mattina presto, per provare a capire il mondo. Riuscire a mandarlo a cagare.

Ignoro se ci siano ancora lettori per questo blog. Forse i più saranno scoraggiati da un anno e due mesi di mancati aggiornamenti di vita vissuta, di cazzi, di mazzi. E i pochi sopravvissuti saranno invischiati piedi e mani in quell’orrido cesso che è facebook, la moda internettiana dell’anno. Che gente che ha appena posato la zappa ha già il suo bel profilo. Dove alla fine, cosa infinitamente triste – ma chiave del successo, è vero che ci ritrovi qualche amico che non vedi da un pezzo. Sarà che è il primo giochino di internet che esce dall’anonimato, dagli avatar, dai nick. Così ognuno non è altro che il proprio nome e cognome, un nick pure questo, ma un po’ più univoco di porcella83 o sverginator3000.

Tags:, , , , , , ,

Io mi sa che faccio sesso con mia mamma

gennaio 7th, 2009

Ieri che era l’ultimo giorno di vacanze la Ludo mi ha detto se facevo sesso con lei dentro al garage di casa sua e allora io non volevo ma avevo paura di dirglielo che non volevo e allora ci siamo baciati e lei mi ha toccato tutti i capelli come quelli che fanno sesso alla televisione che io mi metto sempre a ridere. Allora siccome a me non mi piaceva anche perché la Ludo sapeva tanta puzza tipo l’alito di mio papà che mi dico che si fumerà 2 pacchetti di sigarette allora io non avevo mica voglia di baciarla e gli ho detto che dovevo andare via, ma la Ludo mi ha detto che per lei io sono culattone e invece no anche perché culattone sarà qualcun’altro tipo Don Marco che ci guarda sempre quando siamo a farci la doccia al campo da calcio perché lui è anche allenatore. Per conto mio fa l’allenatore apposta e anche abbastanza per guardarci il pisello e allora noi facciamo apposta a pisciarci sulle gambe quando siamo in doccia a quelli che hanno gli occhi chiusi sotto l’acqua calda della doccia. Comunque sia, la Ludo mi ha detto che se non facevamo sesso ancora era peggio per me e allora io ho fatto un altro po’ di sesso con la Ludo, ma solo per via che poi lei parla troppo con tutte le nostre compagne e anche di più. Ma secondo me, adesso che abbiamo fatto sesso, lei non starà mica zitta e sicuramente oggi l’avra già detto alla Eli e alla Sere. Comunque sia io per me quasi quasi faccio sesso con mia mamma che lei mi piace e non puzza di marcio come la Ludo.

Tags:, ,

La volpe e il pranzo di Natale

gennaio 6th, 2009

C’era una volta una volpe con le sue amiche che andava a camminare nel bosco ma ad un certo punto della giornata sentono uno sparo e allora hanno detto “qua dobbiamo cambiare di posto, bisogna andare in un giardino di una casa”. E allora lei e le sue amiche vanno in cerca di una casa nel bosco e dopo ore di camminata trovano una casa. Vanno dentro al giardino, ma ad un certo punto sentono uscire dalla porta della casa un signore con un fucile in mano che si è accorto di loro ma non gli ha sparato perchè quel cacciatore li era più buono degli altri.
Però loro non essendo ancora contente del posto vanno a cercarne un altro. Ma sicome era venuto anche il tramonto hanno detto “fermiamoci in questo parco qua che guardiamo il tramonto”. Allora si siedono e guardano il tramonto ma sentono uno sparo. Si girano ma non era diretto verso di loro e così continuano a guardare il tramonto. Però dopo sentono un altro sparo, non fanno neanche ora a girarsi che erano già morte, ma alla fine per me hanno anche fatto bene ad uciderle perchè erano per il pranzo di natale e alla fine anche noi dobbiamo mangiare.

Tags:, , , , , , ,

Il mio Natale dislessico

dicembre 29th, 2008

Mio papà e mia mamma sono scemi e anche i miei nonni sono scemi, per via che a Natale tutti mi hanno regalato dei libri e a me mi fanno schifo leggere i libri e poi lo sanno tutti che sono dislessico e che ci metto un casino di tempo a leggere una pagina e dopo aver letto quella pagina non ho capito niente. Io volevo la PSP, ma mio papà mi ha detto che la PSP a lui gli fa schifo e allora non me la regala neanche a me, ma allora io che mi fa schifo leggere però devo stare zitto con tutti quei libri che è come regalare una bicicletta a un bambino senza le gambe che come fa a pedalare. Ieri sono andato a casa di Fabione e suo papà gli ha regalato la Wii e abbiamo giocato tutto il giorno a pugilato e a tennis come Panariello alla televisione e poi suo papà mi ha detto che gli ha regalato la Wii a Fabione perché così almeno si muove e magari perde qualche chilo, ma secondo me Fabione non perde neanche un chilo perché infatti anche ieri giocava seduto sul divano e poi suo papà secondo me è deficente perché se vuole che Fabione perda qualche chilo lo deve mandare a giocare almeno a pallacanestro anche se è uno sport stupido ma magari per Fabione va bene. Quello che mi ha dato più fastidio dei regali che mi hanno fatto tutti, cioè dei libri, è che ognuno mi diceva che mi ha regalato un libro così io potevo esercitarmi e diventare un bravo alunno, come se io ho deciso io di nascere dislessico e fare fatica a leggere e scrivere. Per me i grandi sono scemi e sparano tante stronzate e poi non leggono mai libri e neanche si informano su queste cose.

Tags:, , , ,

Transex in attesa

dicembre 1st, 2008

Ciao stella. Sono sola in casa, vestita come più amo. I miei collant, il perizoma infilato sopra, le scarpe tacco 10 a slanciare le mie gambe da femmina. Ho voglia di un uomo che mi scopi adesso. Ho telefonato al parrucchiere di Vicenza, un ragazzo bellissimo. Alla fine sono riuscita a conoscerlo, sai. A iniziare a frequentarlo. A farlo diventare il mio uomo. Dice che lo faccio impazzire e che mi sposerebbe. Ogni volta, quando se ne deve andare, dice che comprerà una casa lontano da tutto e tutti solo per noi. Un immobile di lusso, pensa te che scemo. Ma per me è sufficente così. Basta che mi scopi quando ne ho bisogno, che mi faccia sentire donna, che mi apra la bocca col suo cazzo, che mi pompi il culo quando serve. Il problema è che non arriva prima delle 6 ed io non so se resisto. Vorrei uscire ma oggi non ho la macchina e spostarsi di casa così è improbabile. Allora aspetto qui il mio uomo. Il mio amante. Lo aspetto per attaccarmi alla sua bocca e baciarlo appena varca la porta di casa, in modo da succhiargli tutte le parti del corpo e farlo vibrare con la mia lingua. Lo aspetto in attesa che mi sbatta per terra guardandomi in faccia e portando le mie gambe alle sue spalle inizi a stantuffarmi il culo. Sto gia godendo come una troia in calore, solo a scriverti queste quattro righe. Ma non resistevo. E’ troppo tempo che non ricevo tue notizie e non ti scrivo di me, del mio mondo. Oggi sono una donna felice, anche se mi devo nascondere.

Tags:, , , , , , , , , , ,