A me gattuso mi sta sul cazzo e la gazzetta pure ed è normale meritarsi gentaglia come berlusconi

ottobre 25th, 2011


Oggi verso le 15:30 finito di servire i pranzi mi sono scaldato qualcosa che non ricordo, mi son preso la gazzetta dello sport e mi son messo in disparte a mangiare e leggere le ultime notiziuole cercando qualche articolo di ciclismo, più che altro. Allora lì per lì mi è subito salito un nervoso tale che con fatica poi son riuscito a finire di pasteggiare. Fin da subito mi sono accorto che oggi la gazzetta aveva scovato uno di quegli scoop da panico, soprattutto in un periodo come questo dove c’è gente che non arriva alla fine del mese, o peggio che ha perso il lavoro, o peggio che si son visti le case crollare e i loro cari morire o dove ci sono paesi di cui non si parla che manco c’hanno una goccia d’acqua o paesi con democrazie da costruire in toto, morti in diretta da fare schifo, una crisi mondiale che non finisce e pare non finirà domani e tante cose insieme e la gazzetta dicevo, se ne esce con lo scoop che questo imbecille di gennaro gattuso sta vivendo un dramma per via che ci vede doppio come un mio amico tra l’altro, che vive pure tranquillo e che c’ha il suo lavoro e la sua donna e le sue minchiate e la sua macchina e il suo account facebook eppure vive serenamente, questo mio amico. “Dramma Gattuso” titolava in prima pagina la gazzetta dello sport di oggi, con appiccicato un bel fotomontaggio dell’imbecille con l’occhio strabico e fatalità una maglia del milan che emergeva davanti ma con scritto il nome di simoncelli invece che il suo così che noi che siamo tutti deficenti concludiamo che il prossimo campione che ci lascerà sarà gattuso gennaro per via dell’occhio strabico che se ci penso ai soldi che c’ha gattuso, io mi farei operare pure il buco del culo insieme all’occhio, anzi, io l’occhio me lo farei proprio togliere tanto non me ne fregherebbe un cazzo. E poi ci lamentiamo che Berlusconi è ancora lì a godere delle risatine della merkel e sarkozy e vaffanculo, noi ce lo meritiamo berlusconi e se lo meriteranno pure i nostri figli che siamo un popolo di idioti e coglioni senza avere i coglioni.

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The road reserve of wonders

ottobre 23rd, 2011


Un improbabile Dj suona l’ultima hit di questa estate che non smette di regalarci violente scosse elettriche ed io penso che vorrei essere giù a ballare o in giro a guidare o fermo in qualche locale a parlare a voce alta per via della gradazione alcolica che mi ha sfondato i timpani. Oggi ho servito due trans ed una era davvero una bella donna, anche se a pensarci la passerotta mica ce l’aveva. Che strana la vità. La più bella e fantastica e figa ed eccitante delle clienti di oggi, era dotata di cazzo. La strada ti riserva sempre delle meraviglie, non lo diresti mai. Stasera per esempio, poco prima che il Dj suonasse qualcosa di decente, io quasi quasi stavo prendendo sonno. Solo il suono acido del campanello ha permesso ai miei occhi di non chiuersi del tutto. Un gruppo di ragazzotti in là con gli anni cantava “Tu scendi dalle stelle”, penso fossero stati a prendere qualche aperitivo in giro. Vecchi amici, di quelli con cui vorresti percorrere chilometri di strade buie insieme e chilometri in realtà li hai già percorsi e sempre al limite. Amici che non vedevo da una vita e da una vita è tanto, ad essere sinceri. Un giorno siamo partiti che eravamo in venti e siamo tornati in sei, quelli di “Tu scendi dalle stelle” erano in cinque, io che stavo quasi dormendo sarei stato l’ultimo che mancava all’appello. Il Dj furioso ora attacca un remix dei “Doctor and the medics” ed io credo che quando vivevo davvero era tutto più bello. Ora corro come un cane, come un centometrista dopato solo per tirare la cassa e fare soldi. Chissà se avrò il coraggio di fumarmeli o fottermeli tutti nel grande viaggio, o in cento auto, o per mantenermi due trans.

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Io quando non mi trovo, rileggo “On the road”

ottobre 19th, 2011

Che poi ogni volta è diverso, mica è lo stesso libro quello che ti sei mangiato per decine di volte. I libri cambiano con la vita, l’umore, il dolore che ti strazia dentro. I libri cambiano, l’avresti mai detto piccola? E dato che i libri cambiano, gli stessi libri intendo, con le stesse identiche parole, frasi, virgole e punti e tutto, figurati se non riescono a cambiare un poco anche te. Chi altro se non la strada, le parole, gli icontri, le menate, gli amori, le scopate, i figli, le bevute, le scoperte, i tramonti, la polvere, la musica, i volti, i pugni, le estati e gli inverni, le allucinazioni, le paure, le schifezze, le mancanze, le solitudini, le perversioni, i tetti delle case, le insegne degli autogrill, le lattine di birra vuote, le sigarette finite o quelle fumate a metà, le luci della strada, i libri. I libri dicevo. Hanno quella capacità disarmante di farti comprendere ciò che il tuo corpo non è in grado. “On the road” l’ho sempre letto in questi momenti di smarrimento che sopraggiungono a periodi talmente fissi da poterli quasi anticipare. Lo leggo per provare a capirmi. E se non mi capisco del tutto, come dicevo ad Arsenio poco fa, al massimo mi son riletto “On the road”.

Nella foto ginsbergphoto Allen Ginsberg e Neal Cassady

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The partisans were using violence, do not send kisses

ottobre 17th, 2011

Credo che gli incidenti accaduti a Roma sabato scorso siano stati meticolosamente “preconfezionati” dall’attuale governo per “deviare” gli organi mediatici. Carne in scatola per animali idioti e ciechi, in due parole. Detto questo, sono fermamente convinto, che determinate forme dittatoriali – come l’attuale governo italiano – si abbattano, oltre che con una feroce opposizione, anche e soprattutto con una massiccia dose di violenza. Non immagino i partigiani senza le armi, per dire. Chissà cosa sarebbe stato della storia, la nostra storia, se al posto di una feroce e violenta opposizione [pagata a caro prezzo e sulla propria pelle, tra l’altro], si fossero presi per mano in simpatici  e pacifici girotondi o fileindiane o quelchevuoi. Buone Visioni

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Piccola trasformazione fisica o morale, reale o favolosa

ottobre 11th, 2011

Guardo la gente in questi luoghi senza finestre, cubi di calcestruzzo e ferro e plastica e finto vetro e finto legno e insegne al neon e chiari di luce freddi come l’aria condizionata che continua a pompare per fare respirare queste migliaia di visitatori che non reggono il caldo, che alla tivù hanno detto che è un ottobre d’emergenza da bollino rosso e dove meglio di un cubo gigantesco in cemento armato e ferro e viti e pannelli e legno per rifugiarsi e non pensare. Finti attori e pompate schifose veline e grandi fratelli ed io li guardo sempre mentre corro da una parte all’altra del bancone del bar a fare spritz all’aperol, che loro hanno imparato bene dalla tivù a bere lo spritz all’aperol, magari qualche coglione alternativo ordina lo spritz al campari che lui è più duro, o qualche femmina vuole i cocktail alla frutta fresca di giornata magari biologica ma già meno e prosecchi millesimati tanti da paura e tramezzini, stuzzichini, patatine amicka chips e salatini ed io li guardo camminare alienati, persone che hanno perso la personalità per potersi considerare persone, uomini e donne che si sono fottuti l’identità fisica e morale ed io lavoro tra 10 spritz all’aperol serviti in un minuto e panini messi a riscaldare e lavastoviglie da fare e il cubo di cemento che diventa ogni giorno più grande, mangiando sempre più spazio al terreno circostante e queste persone fottute dentro che si sono bevute il cervello a forza di canale 5 e italia uno e retequattro e vanna marchi e tva vicenza e il tiggì delle venti sull’ammiraglia rai e il giornale di vicenza e il giornale di silvio e il giornale del piddì e i giornalini porno che oramai non ci sono più e Lady Gaga e l’iPhone e L’iPad e la televisione al plasma e sua nonna e sua mamma e gli extracomunitari e le bestemmie per parcheggiare e le bestemmie per ritrovare la moglie in giro a guardar vetrine e le bestemmie per ritrovare il marito nascosto nei 15 locali a bare di nascosto dalla moglie che si è comprata un vestito estivo per la prossima estate di nascosto e il cubo in cemento armato aperto pure la domenica e il bidone del vetro che si riempie che quasi esplode ed io ne sono felice. Perché un pensiero mi assale spesso in queste giornate amare, ma è un pensiero ambiguo che poi non ritrovo scritto in alcun muro di alcuna città che ho visto o che ho visitato, e il concetto, dicevo è che solo bevendo questi poveri cristi dalla disumana umanità riescano a riprendersi in mano la loro vita sola e ignorante e grama e sgemba e maldestra e dannatamente triste e intrisa di malessere schifoso e insano. Qualcosa che li faccia ritrovare, quando è sera, la lucidità fisica e mentale – che l’alcol di per se non ti regala, anzi – per di dire “basta, si fottano tutti“.

Micro Metamorfosi, Villino Monza Maccà sede della Biblioteca di Dueville. Dal 15 al 29 Ottobre 2011.
Inaugurazione Sabato 15 Ottobre ore 19:00
Orario di apertura al pubblico: dal martedì al sabato dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30.
Per info: metamorfosi.gallery@gmail.com e 0444.361211
Tutte le opere sono in vendita

Spegete le tivù e uscite da quei cubi in calcestruzzo dove andate solitamene a nascondere i vostri guai.

Foto tratta dal flickr di p.s.v.

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Shopping list of p.s.v.

ottobre 7th, 2011

Fumo in casa, bestemmio, scoreggio, mi ubriaco, tradisco, mi sparo le seghe, mi innamoro delle ragazzine, guido ubriaco, fumo le canne, non faccio la raccolta differenziata, non prego, non credo in dio, rubo, piscio in doccia, mangio male, sono disordinato, vivo alla giornata, spaccio, scrivo cose pornografiche, non rispetto il codice della strada, non pago il canone della tivù, non ti guardo negli occhi, uso psicofarmaci, odio gli animali, uccido gli insetti, non pratico sport, sono bugiardo, non leggo i giornali, sono egoista. E se posso ti fotto. Però sono bello, sappilo.

Mi chiedo il perché
non dormo la notte.
Saranno i pensieri?
Le cose taciute?
I sensi di colpa?
O più semplicemente che
alle cinque del mattino
ho ancora voglia? [aprile 24th, 2006 | by p.s.v. | ]

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When I have a headache and my stomach burns

ottobre 2nd, 2011

Mi capita la domenica mattina, quando c’ho il mal di testa e lo stomaco che mi brucia. Corro le strade della regione per andare a vedere mio figlio che gareggia in bici, cercando velocemente tra la nebbia dei miei occhi un’improbabile farmacia aperta. Ho bisogno di un antidolorifico e a qualche pastiglia di maalox. Niente. E’ domenica mattina e le farmacie di turno hanno le insegne che sembrano essere invisibili. Sono convinto che i bar potrebbero essere i luoghi ideali per la somministrazioni di prodotti farmaceutici da banco, quelli che puoi comprare senza ricetta, intendo. I caffè non mi bastano e poi, chi meglio di un barista può capire un risveglio. Fuori fase.

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I like Aurelio Farina Leica X1 Talent

settembre 23rd, 2011

C’ho un mio amico, che una una volta che mi dico sarà stato il 1989 siamo stati via per parecchio tempo in Spagna tanto che i nostri genitori hanno pure chiamato i carabinieri per capire dove potevamo essere che non abbiamo mai telefonato a casa coi telefoni della sip spagnola che magari si poteva chiamare pure telecom, per dire. Questo mio amico dicevo, ora fa il fotografo e sta partecipando ad un contest messo in piedi dalla Leica. Allora, il contest si chiama Leica X1 Talent e questo è il suo profilo del concorso che non è mica pubblico che altrimenti sapremmo già chi ha vinto. Allora, per farvela breve, se vi piacciono le sue tre foto, cliccate sul “like” di facebook nella paginetta del suo profilo su Leica X1 Talent. E poi aspettatemi, che prima o poi arrivo.

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Hand me a cigarette and fuck

settembre 20th, 2011

Che quando arriva la pubblicità non te ne accorgi nemmeno, perché in quel momento non stai guardando la televisione, stai guardando attraverso la televisione. Il fumo uccide, certo. Quindi grazie per aver scelto un prodotto Philip Morris. Poi cosa vuoi, ci sono giorni in cui dovresti almeno trovare il coraggio di stare in silenzio e toglierti dalle palle. Che decidere per un comodo e facile intramuscolo durante il tuo primo contatto con Dio, non è che la più sporca ma nitida istantanea della tua vita. Vorresti ma ti fa male. Guardi senza esagerare. Abbozzi una protesta che sai non esploderà. Le vuoi rileggere le carte che non hai giocato? Autolesionismo con buone dosi d’anestesia. Distruzione totale della vista e lifting immediato come optional. Astinenza protetta e garantita dalla firma del tuo medico di fiducia. Fottiti. Ma prima spiegami con quale diritto hai bisogno di “segnare” chi intralcia la tua vista. La tua strada più comoda. La tua moralità. Dammi una buona occasione per appiccicarti un etichetta in fronte o una taglia sulla testa. Perchè io non la trovo.

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La libertà secondo Vasco, manifesto poetico di disarmante bellezza

settembre 13th, 2011

Non amo scrivere molto delle persone che più mi stanno a cuore. Che più rispetto. Che più amo. Non lo faccio perché penso che questo blog sia ancora uno spazio mio, in cui scrivere i miei pensieri, le mie opinioni. I miei deliri. Certo che quando stamattina ho letto dalla pagina fb di Vasco il post “Prima di tutto definiamo il significato della parola Libertà” [che poi altro non è che l’editoriale del prossimo Satisfiction nelle librerie il 16 settembre], non ho potuto non trascriverlo per intero anche in questo “luogo”, tanto l’ho trovato autentico, schietto, profondo, poetico e di disarmante bellezza. Non aggiungo altro, sarebbe inutile. Buona lettura.

La Libertà è una condizione nella quale un uomo può decidere in maniera autonoma i propri comportamenti e le proprie azioni liberamente: questo comporta avere dubbi, fare delle scelte, fare anche degli errori, e prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
Non è una condizione leggera o semplice da gestire. Spesso l’uomo preferisce essere diretto, comandato, obbligato da una autorità superiore, perché questo lo solleva dal peso della responsabilità e dall’angoscia dei sensi di colpa, e quindi dal dover fare i conti con la propria coscienza.
L’uso della libertà personale concorre a far diventare unico ogni individuo, ovvero a renderlo diverso da tutti gli altri: anche questa è una situazione che spesso spaventa, che può creare molte incertezze ed un forte senso di insicurezza. Al contrario, può essere molto più rassicurante far parte di un gruppo, o di un branco, o di una massa unita e compatta perché costituita tutta da membri tra loro simili ed omologati a certi valori di riferimento condivisi.
La libertà implica il coraggio di affrontare l’imprevedibile: non è facile da gestire.
La dipendenza, la costrizione è invece molto più comoda e semplice, implica soltanto la mera esecuzione di qualche direttiva altrui o di un ordine più alto.
La libertà ci rende “uomini”.
La dipendenza ci fa restare “animali”.
La libertà ci rende responsabili.
La dipendenza ci rende schiavi.
Senza la libertà noi non abbiamo niente. Noi non siamo niente.
Poi si tratta di decidere se nella scala dei valori si mette:
Prima la giustizia e dopo la libertà o prima la libertà e dopo la giustizia.
Personalmente preferisco PRIMA LA LIBERTA’ e dopo LA GIUSTIZIA
Perché non può esserci giustizia senza la libertà.
Concludendo: libertà non significa libertà di fare quello che ci pare! Per Libertà si intende il diritto di ogni individuo a pensare e ad agire in maniera autonoma, ma sempre nel pieno rispetto del prossimo e delle regole condivise in ogni società civile.
E’ necessario che ogni sistema di regole consista nello stabilire limiti e sanzioni precise, ma tutte devono essere ispirate ad un’unica filosofia riassumibile dalla celebre massima: “La mia libertà finisce dove comincia quella altrui”. Chiarito questo concetto, ogni altra regola che obbliga a certi comportamenti, o ne proibisce altri, in nome del nostro bene o della nostra sicurezza, per prevenire, per difenderci “da noi stessi” devono essere considerate ipocrite, pericolose, allarmanti e subdole ingerenze del governo nelle nostre vite. Provvedimenti che di fatto restringono la nostra libertà individuale, nel disprezzo della nostra dignità, trattandoci come minorenni o minorati e negandoci il diritto di prenderci ed avere la nostra responsabilità.
Questo è un discorso di principio. E vale come discorso generale. Non si tratta di discutere la validità dell’uso delle cinture di sicurezza e del casco. Solo di stabilire il concetto che renderne obbligatorio l’uso è una limitazione alla libertà individuale, cioè è un impedimento forzato all’esercizio quotidiano (e quindi anche allo sviluppo!) della nostra responsabilità: tutto questo non è accettabile né giustificabile neppure con argomenti come il nostro bene, la nostra salute e la nostra sicurezza. Perché di questo lo stato se ne deve occupare senza invadere coinvolgere obbligare a comportamenti precisi i propri cittadini. Ma migliorando i servizi, le strade le infrastrutture e utilizzando l’informazione l’educazione e metodi civili come fare circolare pattuglie della polizia allo scopo di dissuadere con la loro presenza comportamenti pericolosi senza bisogno di istituire posti di blocco per fermare cittadini che dopo una settimana di lavoro tornano a casa dopo una cena e non hanno commesso alcuna infrazione. V.R.

Foto di p.s.v.

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