Berlin in a Camera ’80

novembre 16th, 2011

Un mio amico dice che la devo smettere di fare foto con Instagram, che lui anche se non scrive più un cazzo sul blog si fa sentire lo stesso. Dice che devo comprarmi una Polaroid per fare le foto come quelle che magicamente fai uscire con la tua mano più svelta dalle note del tuo ultimo iPhone. Troppo facile. E non c’ha mica tutti i torti, il problema è che io mi diverto come un pazzo e poi vuoi mettere tutti i contatti, le fighe e le fighette? Poi c’ho un’altro amico, quello di zzonk. Uno che gira la vita con una Leica M6 attaccata al collo, quasi fosse un’estensione del suo stesso corpo, come dice lui. Poco prima che partissi per Berlino, mi ha dato in mano una Konica AA-35 Recorder, dicendomi semplicemente “fotografa, se ti va”. A me è andato parecchio.

Tags:, , , , ,

Io i miei figli li ho chiamati Kevin e Sharon

novembre 11th, 2011

Chissà se ai vostri figli dite “il papà fa il System Administrator” o “il papà è Fiction editorial director” o peggio “Vostro padre è lo Chief innovation officer di TaldeiTali” e via così passando per nomi meravigliosi quanto fantastici (nel senso dell’uso della fantasia) come il Web Strategist, il web content manager, il Teacher, il Digital Media Specialist, il Community Manager, il Professor of Digital Languages and Corporate Communication, il Copy, il digital strategist, il System Administrator, il Team Leader, il SEO Copywriter. E chissà, al contrario, se i vostri figli a scuola si bulleranno dicendo ai loro amici idioti che il loro papà fa lo Usability and Accessibility Consultant, o il Social Media Activist, o il Visual Designer, oppure il Product Manager, o il Senior Analyst, o il Media Industry, o il System and Network Administrator, o magari l’Editorial Consultant, o il Social Media Coordinator, o il Community Manager e così via. Chissà come vi guarderete allo specchio, se un giorno vostro figlio vi sgama il profilo facebook e si accorge che ci avete scritto una valanga di stronzate.


Immagine di p.s.v.

Tags:, ,

In bilico, cosa succede in città

novembre 10th, 2011

Appena uscito dal negozio, orgoglioso col mio vinile in mano, pensai che Cosa succede in città non fosse pienamente un album rock. Riascoltandolo un migliaio di volte dopo, anni dopo, beh! credo che allora siano poche le cose che esistono, che vivono per davvero. Mi riferisco a quelle che stanno dentro di noi. Che ci permettono di stare in piedi anche quando tutto intorno sembra ci stia crollando addosso. Non sarà sicuramente il suo miglior disco, di quelli che ti spaccano lo stomaco, che impari a memoria dopo due giorni, di quelli che ti perdi ascoltando le ballate o che ti imbottiscono di adrenalina fino a farti esplodere. “Cosa succede in città” ti fa semplicemente stare in piedi. Il che non è poco. Certo, non c’è una “Vita spericolata”, un “Siamo solo noi” o un “Fegato fegato spappolato” a tatuare in modo indelebile la vita di molti di noi. Non c’è una canzone che conosco perfettamente a memoria per esempio, pur avendo ascoltato il vinile un casino di volte. C’è comunque qualcosa di più. Il disco appare reale, crudo, vivo. Un’immagine nitida strappata alla vita. Alla realtà. È un po’ come quando stai male e riesci a dire che tutto sta andando di merda o che la storia che stai vivendo è una storia che si sta addormentando piano o le cose che “annusi” in giro ti appaiono parecchio strane. Parole che pensi e vivi e senti. Capire che cazzo si sta facendo e avere la capacità di prendersi anche un poco in giro. Di accettarsi. Permettersi di viversi così come si è, di fronte alla vita che ti fotte piano. Riuscire a stare in piedi comunque. Magari in bilico.

Tags:, , ,

Berlusconi, ennesima truffa in stile “Contratto con gli Italiani”

novembre 9th, 2011

Mi uccido tra una settimana, nel frattempo mi fotto la tua vita quel che posso. Ti lascio tra quindici giorni, prima voglio farti morire. Smetto di farmi domani, questa è l’ultima pera. Giuro che inizio a lavorare tra un mese, adesso ho solo bisogno di dormire. Domani studio, adesso ho voglia di divertirmi. Ti sposo tra un anno, per il momento ho solo bisogno di pensare a me. Lo faccio domani, mi conviene. E fra una settimana cambio, per adesso non ci riesco. Tra un mese inizio ad impegnarmi, che col natale mi viene meglio. Inizierò a cucinare e a lavare le robe sporche e a stirarle tra qualche giorno, che per adesso non c’ho la testa. Da domani ti amo, adesso lasciami vivere. Tra quindici giorni ricomincerò a fare il papà, per adesso voglio godermi queste ultime sporche puttanelle in calore. Domani smetto. La prossima settimana mi incazzo. Tra un mese sarò più buono. Tra un anno mi faccio curare. Mi dimetto dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, per il momento fottetevi tutti.


Nell’immagine il famoso contratto con gli Italiani stipulato in diretta dal salotto buono della puttana Vespa

Tags:, , , ,

Exactly, Italians, if the government falls, you celebrate what

novembre 7th, 2011

Festeggerò la sconfitta della gente comune, quella che in forte maggioranza ha votato nelle precedenti elezioni a favore di un disastro annunciato. Quella gente che continua ad affossare lingua e stomaco dentro a televisioni e trasmissioni che azzerano chirurgicamente il loro cervello. Festeggerò la sconfitta della gente comune, quella che si è fatta fottere pur di fronte a moniti di spessore. Si sapeva tutto fin dall’inizio, era scritto ovunque e in tutte le lingue del mondo. E, se nel ‘94 non c’era internet, come dici tu, c’erano comunque i giornali, c’erano i libri, c’era l’arte, c’era l’umanita e c’era chi si dannava l’anima per una cultura autentica, vera e schietta. Festeggerò la sconfitta della gente comune. Quelli che han perso casa, lavoro, dopolavoro, vitto, alloggio, aspirine, valium, buoni pasto per la scuola dei figli. Perché nel frattempo si son fottuti pure il sudore in un bolide di lusso, in un cellulare di merda, in una vacanza nel mar rosso, nell’ultima slot machine dell’ultimo ridicolo bar fuori dal corridoio del reparo notte. Il tutto a rate, baby. Festeggerò la sconfitta della gente comune che si è fatta maciullare il cervello da una banda di ladri. Chi ha dormito sognando di meravigliose favolette e veline e meteorine che andavano in meravigliose ville in sardegna a farsi sbattere “ma cosa vuoi leggere in spiaggia?” Quelli di “Chi” di “Vip” di “Trip”, di “Novella 3000”, del “Grande fratello” e della “Maria de Filippi”. Festeggerò la sconfitta della gente comune che non c’ha più un cazzo perché se l’è voluto, venduto al prezzo di un tiket all’usuraio di famiglia. Hanno preferito la lotteria piuttosto che sofrirre e lavorare e impegnarsi e amare e credere e provare nel loro piccolo a fare della politica vera e autentica e difficile e straordinaria e bastarda. Che la politica la fai anche rimanendo a casa, la fai alla scuola dei tuoi figli, al cinema, al teatro, al bar, dal dentista, al mercato, dal macellaio, la politica la fai con gli amici, con i colleghi di lavoro, con chi ti sta sul cazzo. La politica la fai con chi ami, la fai insieme a chi gli uccideresti il cane, la fai con il tuo datore di lavoro o con la tua amante. La politica la fai sempre perché esserci, è tutta un’altra storia.

Tags:, ,

We have all we’ve ever wanted [remixed 11.2011]

novembre 6th, 2011

Siamo qui. Insieme. A parlare di lavoro. Tu sei fresca in tutto, tacchi compresi. Quasi mascherati da un drammatico bisogno di imparare divorando i tempi. Mi parli, mi chiedi. Domande che “sanno” e ci “stanno”. E mentre fai di tutto per apparire “al posto giusto”, io guardo il tuo seno muoversi, tra un reggiseno forse troppo stretto e uno strappo nella maglietta disegnato bene. Cosa ti avrò risposto adesso, che già non me lo ricordo? Attirato dalla vita bassa dei tuoi Jeans e da un incredibile voglia di leccarti tutta.

Tags:,

Dependencies

ottobre 29th, 2011

Dipendere dalla strada per rigenerare continuamente l’esperienza. Dipendere da un amore ogni volta diverso per non violentare lo stesso, dipendere dai soldi per elevare la soglia del fallimento personale e mentale. Dipendere dall’eroina per non pensare alla vita e riuscire a creare, dipendere dai figli per sentirsi finalmente maschio. Dipendere da tuo padre, dai suoi giudizi, per non dipendere dalle tue scelte. Dipendere da 80 ossessive goccce di valium per non dipendere dall’insonnia. Dipendere dal tuo nuovissimo cellulare per tentare inutilmente di uscire con la testa dalla merda dell’anonimato, dipendere dalle carte di credito per non dipendere dalla mamma, dipendere dalla nicotina per non smarrisrsi davanti ad una donna, dipendere dai tuoi contatti su facebook per non ammettere la solitudine e l’incapacità a creare relazioni significative ed autentiche. Dipendere dall’alcol per non dipendere dall’umore che dilania i tuoi giorni. Dipendere da una canzone per non accettare il silanzio. Dipendere dalle bugie per sentirsi qualcuno. Dipendere da quelle scarpe laccate o quella cintura o quel colore con cui vesti i tuoi giorni per non dipendere dalla noia. Dipendere dalla televisione per non dipendere dalla realtà.


Foto di Aurelio Farina with iPhone 4

Tags:

Between photographs and text, black and white, signs and dreams, illusions and reality. Life

ottobre 26th, 2011

Samuele Silva mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul suo blog. “Ti invio una foto, tu scrivi quel che ti passa per la testa”. Speravo m’arrivasse uno di quegli scatti che quando li guardi tu dici, cazzo che figa sta ragazza. Si, perché quelllo fotografa una marea di belle donne e lo fa pure bene. Per farla breve poche erano le regole a cui dovevo attenermi.

Non ci sono molte cose da dire. Puoi scrivere quello che ti passa per la testa, non c’è un limite di tempo ma non farmi arrivare a dicembre 2012. Pubblicherò la foto con il tuo testo. Devi anche trovare un titolo attinente, preferisco titoli in inglese ma puoi scegliere qualsiasi lingua.

Questo è quel che n’è uscito. Tra foto e testo, bianco e nero, sogni e segni, illusioni e realtà. Vita.

Tags:, ,

A me gattuso mi sta sul cazzo e la gazzetta pure ed è normale meritarsi gentaglia come berlusconi

ottobre 25th, 2011


Oggi verso le 15:30 finito di servire i pranzi mi sono scaldato qualcosa che non ricordo, mi son preso la gazzetta dello sport e mi son messo in disparte a mangiare e leggere le ultime notiziuole cercando qualche articolo di ciclismo, più che altro. Allora lì per lì mi è subito salito un nervoso tale che con fatica poi son riuscito a finire di pasteggiare. Fin da subito mi sono accorto che oggi la gazzetta aveva scovato uno di quegli scoop da panico, soprattutto in un periodo come questo dove c’è gente che non arriva alla fine del mese, o peggio che ha perso il lavoro, o peggio che si son visti le case crollare e i loro cari morire o dove ci sono paesi di cui non si parla che manco c’hanno una goccia d’acqua o paesi con democrazie da costruire in toto, morti in diretta da fare schifo, una crisi mondiale che non finisce e pare non finirà domani e tante cose insieme e la gazzetta dicevo, se ne esce con lo scoop che questo imbecille di gennaro gattuso sta vivendo un dramma per via che ci vede doppio come un mio amico tra l’altro, che vive pure tranquillo e che c’ha il suo lavoro e la sua donna e le sue minchiate e la sua macchina e il suo account facebook eppure vive serenamente, questo mio amico. “Dramma Gattuso” titolava in prima pagina la gazzetta dello sport di oggi, con appiccicato un bel fotomontaggio dell’imbecille con l’occhio strabico e fatalità una maglia del milan che emergeva davanti ma con scritto il nome di simoncelli invece che il suo così che noi che siamo tutti deficenti concludiamo che il prossimo campione che ci lascerà sarà gattuso gennaro per via dell’occhio strabico che se ci penso ai soldi che c’ha gattuso, io mi farei operare pure il buco del culo insieme all’occhio, anzi, io l’occhio me lo farei proprio togliere tanto non me ne fregherebbe un cazzo. E poi ci lamentiamo che Berlusconi è ancora lì a godere delle risatine della merkel e sarkozy e vaffanculo, noi ce lo meritiamo berlusconi e se lo meriteranno pure i nostri figli che siamo un popolo di idioti e coglioni senza avere i coglioni.

Tags:, , , ,

The road reserve of wonders

ottobre 23rd, 2011


Un improbabile Dj suona l’ultima hit di questa estate che non smette di regalarci violente scosse elettriche ed io penso che vorrei essere giù a ballare o in giro a guidare o fermo in qualche locale a parlare a voce alta per via della gradazione alcolica che mi ha sfondato i timpani. Oggi ho servito due trans ed una era davvero una bella donna, anche se a pensarci la passerotta mica ce l’aveva. Che strana la vità. La più bella e fantastica e figa ed eccitante delle clienti di oggi, era dotata di cazzo. La strada ti riserva sempre delle meraviglie, non lo diresti mai. Stasera per esempio, poco prima che il Dj suonasse qualcosa di decente, io quasi quasi stavo prendendo sonno. Solo il suono acido del campanello ha permesso ai miei occhi di non chiuersi del tutto. Un gruppo di ragazzotti in là con gli anni cantava “Tu scendi dalle stelle”, penso fossero stati a prendere qualche aperitivo in giro. Vecchi amici, di quelli con cui vorresti percorrere chilometri di strade buie insieme e chilometri in realtà li hai già percorsi e sempre al limite. Amici che non vedevo da una vita e da una vita è tanto, ad essere sinceri. Un giorno siamo partiti che eravamo in venti e siamo tornati in sei, quelli di “Tu scendi dalle stelle” erano in cinque, io che stavo quasi dormendo sarei stato l’ultimo che mancava all’appello. Il Dj furioso ora attacca un remix dei “Doctor and the medics” ed io credo che quando vivevo davvero era tutto più bello. Ora corro come un cane, come un centometrista dopato solo per tirare la cassa e fare soldi. Chissà se avrò il coraggio di fumarmeli o fottermeli tutti nel grande viaggio, o in cento auto, o per mantenermi due trans.

Tags:, ,