Scarpe
gennaio 22nd, 2007 | by p.s.v. |Volevo le tue scarpe. Tacchi ad affrontare la vita e punte. A colpirla. Volevo quelle scarpe da tenere nel fianco del mio letto spoglio. L’odore di te a coprire la mia solitudine. E l’impossibilità di averti sempre. Non si poteva. Non si doveva. Qualche tua fuga alla vita, faceva di questo posto qualcosa di diverso. Qualcosa che non fosse un ghetto. In me davano invece un senso alla solitudine. L’unico modo per averti sempre. Quell’odore eri te ed io lo prendevo senza dover chiedere niente. Il tuo odore per riuscire a viverti anche quando non si poteva. Che non si doveva sempre.
Mi guardo attorno anche adesso in questo vecchio bar, più ubriaco di sempre. Mi serve per sopravvivere. Vengo in questo locale, ordino due bottiglie di Beaujolais novello, il meno peggio dei vini in loro possesso, mi fermo e “punto” la gente. Sentendo forte il senso di questa loro fuga assalirmi le vene, aprirmi le orecchie e farsi strada nello stomaco. Uno schifo peggiore del mio cesso senza chiave, della mia solitudine. Dei miei quaranta metri quadri senza te. Il locale è una buona strada alla loro noia. La paura prende il largo, quando non ci si sente.
Li guardo, provando una sottile pena, mentre piano mi monta il dolore, per non averti qui. Bevo e mi guardo intorno. Bevo ed ubriaco la mente. La confondo.
Il locale è una roba fatta male. Un misto tra un vecchio bar anni settanta e una location woodoo che fa davvero schifo. “The Sabotage” è una roba che vorrebbe essere alternativa, agli occhi della gente, mentre io la trovo pacchiana più che mai. Io non ci trovo niente, continuando a sorseggiare la mia solitudine e guardandomi attorno. Raccolgo con lo sguardo una serie di oggetti che non fanno che aumentare in me la rabbia e la solitudine. Penso ai miei figli lontani e mi viene da piangere. Ma forse piango un po’.
Una scansia contiene dei libri. Mi colpisce uno in particolare. “Scontrini” prende il colmo dei miei occhi proprio perché non lo leggerei mai. E poi quella bambola in carta pesta con tutti quegli spilli attaccati, copia di molte altre. Saranno un centinaio in questo schifo di posto. Stolgo lo sguardo, affondandolo insieme alla gola, nel bicchiere che ho di fronte.
Mi salvano le tue scarpe. Sempre. Di quel porpora che firma il sangue che ci scorre dentro quando siamo insieme. Mi salva il pensiero di ritrovarle poi a casa, insieme all’odore del tuo corpo. Di te. Mi accendo l’ennesima sigaretta, fissando questo stupido posacenere. Una palla da bigliardo, che a guardarla mi viene freddo. L’otto nero rimane per ultimo, se il quindici è già andato dentro
Mi alzo dalla mia solitudine, spendendo gli ultimi cinquanta centesimi in questo vecchio gioco elettronico anni settanta. La partita è veloce che quasi mi parte un sorriso. T’avessi giocata a flipper, saresti stata un tilt.
Per oscarblog
8 Responses to “Scarpe”
By albi on gen 22, 2007 | Reply
Mi piace, molto.
Solitudine non solitudine perchè compagnia del desiderio. Io ci leggo questo.
By Luca Moretto on gen 22, 2007 | Reply
ritornerà... prima o poi ritornerà.
By Elica2099 on gen 22, 2007 | Reply
Bello, mi piace molto, quest’atmosfera e questa solitudine. Bello
By sciroccata on gen 22, 2007 | Reply
è bellissimo, non so cos’altro dire.
By Mari on gen 23, 2007 | Reply
Veramente intenso
By shot on gen 24, 2007 | Reply
non mi piace il vino novello….mentre il flipper mi è sempre piaciuto un sacco….
By unageisha on gen 25, 2007 | Reply
“T’avessi giocata a flipper, saresti stata un tilt.”
Cosa darei perchè qualcuno scrivesse questa cosa di me.
By Insane Soul on gen 25, 2007 | Reply
Qui dentro il precipitare che è dentro di te.
Vista.