Elogio [poetico] al kamikaze

febbraio 19th, 2008 | by p.s.v. |

Ci siamo dimenticati che esiste la guerra. Lo affermo con forza perché l’aria che tira mi sembra questa. Dimenticarsi. Comunque sia, la guerra è ovunque e non la sta certo portando avanti il democristiano Casini o l’afroamericano Obama. Loro recitano solo una piccola parte. Quella già scritta. Quella che non esiste. Io mi riferisco alla guerra vera, quella dei bambini morti, del sangue e degli stenti. Delle cannonate e dei bombardamenti a tappeto sul “nostro viaggio”. E non solo in Irak. Dalla Palestina al Sudan, dalla Nigeria al Kenya. O dove vuoi.
Io credo che a differenza di molti di noi, coloro che vengono definiti in modo approssimativo “terroristi”, in realtà ci credono per davvero. Quanti vengono chiamati dalla massa “invasati fondamentalisti”, tirano le sassate perché a differenza di noi, loro esistono. Difendendo fino alla morte la loro terra, i loro figli. Qualcuno di noi, negli ultimi anni, ha tirato forse qualche bomba, voltato di schiena mentre stava scappando. Ecco la differenza. Ecco l’elogio al kamikaze, mascherato solo dall’irriconoscibilità del proprio corpo dilaniato dal fuoco. Dignità portata ad altezze che noi non conosciamo nemmeno. E mai, saremo così elevati da comprendere. Vita per la vita. Vita oltre la morte.

Penso che gli altri siano sempre uno specchio per tutti noi. Nella vita della gente vedo riflessa la mia. E se provo schifo guardando qualcosa o qualcuno, in quel momento mi faccio schifo anch’io. Cerca di stare più attento alle reazioni che hai nei confronti dell’altro. Belle o brutte che siano da un nome a ciò che provi. Se fissando col tuo sguardo più vero una puttana ti senti eccitato, o se guardando un negro che sopravvive ti schifa, prova a capire da dove arrivano questi sentimenti. Chi te li ha trasmessi, fatti scorrere. Gli altri non sono che lo specchio della cultura in cui sei cresciuto, hai vissuto, vinto o perso. Gli altri alla fine siamo noi. Tutti un po’ puttane, un po’ schiavi, un po’ tagliati fuori. Un po’ negri. Il problema alla fine è che guardarci dentro fa sempre paura E allora ci si rifugia dietro un “non so che dire”, oppure “questo è un problema grosso”, o peggio ancora “è tutta colpa della società in cui viviamo”. Ma il problema non sono le troie, gli extracomunitari, i tossici o i fondamentalisti islamici. Il problema siamo noi. Noi che alla fine se ci guardiamo dentro proviamo schifo, noi che scappiamo dalla nostra stessa vita nascondendoci dietro un corpo affittato con lo sconto. Noi che non ci accettiamo, che non ci comprendiamo. Noi che giudichiamo.

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  1. 2 Responses to “Elogio [poetico] al kamikaze”

  2. By Henry Calvino on feb 19, 2008 | Reply

    Parole fottutamente sante…

  3. By Albi on feb 20, 2008 | Reply

    Non ci credo, non alla storia della paura che ciascuno ha di guardarsi dentro, ma alla favola del morire per una battaglia. Non c’ho mai creduto, perchè il sacrificio di dare la vita per un ideale non comprende le stragi di altri individui, e non ci credo ora più di prima, dopo che si sono fatti esplodere degli essere umani portatori di handicap.

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